Come donne in nero di Padova desideriamo condividere informazioni e riflessioni intorno alla guerra.

Crediamo che la guerra mostri oggi la sua totale crudeltà e inutilità.

23 gennaio 2021

25 gennaio 2016 – 25 gennaio 2021: 5 anni dalla scomparsa di Giulio regeni

  25 gennaio 2016 – 25 gennaio 2021:

 

5 anni dal rapimento di Giulio Regeni e dall’inizio del percorso di tortura che l’ha portato alla morte.

 

Siamo vicini ai genitori e alla sorella di Giulio e con loro chiediamo con forza alle istituzioni del nostro paese

·      Verità e Giustizia per Giulio;

·      Richiamo dell’ambasciatore in Egitto – “Richiamare l’ambasciatore oggi è l’unica strada percorribile, non solo per ottenere giustizia per Giulio e per tutti gli altri Giuli, ma per salvare la dignità del nostro paese e di chi lo governa”;

·      Stop ad accordi con chi tortura – e in Egitto la tortura da parte di polizia e servizi segreti è pratica costante.

 

I genitori di Giulio Regeni hanno fatto un esposto denuncia contro il governo italiano per aver contravvenuto alla legge n. 185 del 9 luglio 1990, riportata sul retro, che vieta l'esportazione di armi verso Paesi, i cui governi sono responsabili di gravi violazioni dei diritti umani e il governo egiziano rientra certamente tra quelli che si sono macchiati di queste violazioni.

Sosteniamo in pieno questa loro azione e ricordiamo che i governi italiani hanno trasgredito in più di un’occasione al dettato di questa legge per quanto riguarda esportazioni e importazioni almeno con Egitto, Arabia Saudita, Israele.

 

Invitiamo tutti a rispondere all’appello del collettivo GiulioSiamoNoi legato alla famiglia Regeni:


Vi chiediamo di fare un post su faceBook o su tweet

il giorno 25 gennaio 2021 con una foto, un'immagine, una clip video

scrivendo su un supporto giallo una frase che chieda verità e giustizia

per Giulio, il ritiro dell'ambasciatore e stop accordi con chi tortura


Le frasi possono comparire su cartelli, fogli, anche su una mano,

su una maglietta, insomma su qualsiasi supporto giallo

il tutto andrà postato con gli #


#StopAccordiconchiTortura

#VeritàeGiustiziaperGiulio

#RichiamoAmbasciatore


Vi preghiamo di taggare il Presidente Conte, la Farnesina,

il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio e @GiulioSiamoNoi


Rilanceremo sui social i vostri tweet e post.

Vi ringraziamo per il vostro prezioso sostegno

Un abbraccio dal Collettivo GiulioSiamoNoi


 

 

La legge n. 185 del 9 luglio 1990, “Nuove norme sul controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento”

Nel capo 1 all’articolo 1 recita:

 

L'esportazione, l'importazione e il transito di materiale di armamento nonché la cessione delle relative licenze di produzione devono essere conformi alla politica estera e di difesa dell'Italia. Tali operazioni vengono regolamentate dallo Stato secondo i principi della Costituzione repubblicana che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…

L'esportazione ed il transito di materiali di armamento, nonché la cessione delle relative licenze di produzione, sono vietati quando siano in contrasto con la Costituzione, con gli impegni internazionali dell'Italia e con i fondamentali interessi della sicurezza dello Stato, della lotta contro il terrorismo e del mantenimento di buone relazioni con altri Paesi, nonché quando manchino adeguate garanzie sulla definitiva destinazione dei materiali….

L'esportazione ed il transito di materiali di armamento sono altresì vietati: a) verso i Paesi in stato di conflitto armato; b) verso Paesi la cui politica contrasti con i principi dell'articolo 11 della Costituzione; c) verso i Paesi nei cui confronti sia stato dichiarato l'embargo totale o parziale delle forniture belliche da parte delle Nazioni Unite o dell'Unione europea; d) verso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, accertate dai competenti organi delle Nazioni Unite, dell'UE o del Consiglio d'Europa; e) verso i Paesi che, ricevendo dall'Italia aiuti, destinino al proprio bilancio militare risorse eccedenti le esigenze di difesa del paesi…

 

L’articolo 2 indica quali siano da considerarsi materiali di armamento:

 

armi nucleari, biologiche e chimiche; armi da fuoco automatiche e relativo munizionamento; armi ed armamento di medio e grosso calibro e relativo munizionamento; bombe, torpedini, mine, razzi, missili e siluri; carri e veicoli appositamente costruiti per uso militare;  navi e relativi equipaggiamenti appositamente costruiti per uso militare; aeromobili ed elicotteri e relativi equipaggiamenti appositamente costruiti per uso militare; polveri, esplosivi…; sistemi o apparati elettronici, elettro-ottici e fotografici appositamente costruiti per uso militare…

 

L’articolo 4 si istituisce il Registro nazionale delle

 

imprese operanti nel settore della progettazione, produzione, importazione, esportazione, manutenzione e lavorazioni comunque connesse di materiale di armamento, prescrivendo che solo agli iscritti al registro nazionale possono essere rilasciate le autorizzazioni ad iniziare trattative contrattuali e ad effettuare operazioni di esportazione, importazione, transito di materiale di armamento….

 

Infine si stabilisce che il Parlamento deve essere informato (art. 5) dal Presidente del Consiglio dei ministri con propria relazione entro il 31 marzo di ciascun anno in ordine alle operazioni autorizzate e svolte entro il 31 dicembre dell'anno precedente I Ministri degli affari esteri, dell'interno, della difesa, delle finanze, dell'industria, del commercio e dell'artigianato, delle partecipazioni statali e del commercio con l'estero, per quanto di rispettiva competenza, riferiscono annualmente sulle attività di cui alla presente legge al Presidente del Consiglio dei ministri il quale allega tali relazioni alla relazione al Parlamento

 

 

 

 
Donne in Nero di Padova

21 gennaio 2021

UN’ITALIA PIÙ SICURA È UN’ITALIA SENZA ARMI NUCLEARI

 

Il 22 gennaio entrerà in vigore il TPNW, Trattato di proibizione delle armi nucleari. Le armi nucleari passano dall'essere "immorali" all'essere "illegali", al pari delle armi chimiche, biologiche e batteriologiche e delle mine antiuomo.

Si concretizza dunque un nuovo passo verso la totale eliminazione dalla faccia della terra delle armi più distruttive mai costruite dall’umanità: il Trattato TPNW diventa infatti la prima legge internazionale vincolante, per chi lo ha firmato e ratificato, contro questi sistemi d’arma. 

 


 

 

Ma l’Italia non ha ancora firmato allineandosi alle 9 potenze nucleari (USA, Regno Unito, Francia, Russia, Cina, India, Pakistan, Israele, Corea del Nord) che in tutto il mondo detengono 15.000 testate nucleari, di cui attualmente circa 70 di stanza in Italia nelle basi militari statunitensi di Aviano e Ghedi. Queste armi saranno sostituite a breve con armi più moderne e più letali che saranno montate sui nuovi cacciabombardieri F35.

 

Gli sforzi di Rete Italiana Pace e Disarmo, Senzatomica e di tutta la società civile italiana per il disarmo nucleare si concentreranno in particolare sul rafforzamento della mobilitazione “Italia, ripensaci” che già dal 2017 punta a far cambiare idea a Governo e politica italiani, finora rimasti fuori da questo percorso di disarmo nucleare.

Riteniamo che l’Italia debba liberarsi dalle pressioni ed indicazioni provenienti dalla NATO e dagli Stati Uniti, che mirano a tenerla sotto il loro ombrello nucleare.

 

Questa situazione è rigettata dalla maggioranza della popolazione italiana che, come mostrano recenti sondaggi, ha confermato un evidente e continuato rifiuto delle armi nucleari (nell’ultima indagine del 2019 ben il 70% dei cittadini italiani si è detto favorevole all’adesione al Trattato TPNW).

 

Facciamo appello dunque a tutte le forze politiche e a tutti i cittadini e cittadine che hanno a cuore il futuro dell’umanità: l’Italia cambi la propria posizione e contribuisca a rendere inaccettabili le armi nucleari, riconvertendo le ingenti somme che ogni anno vengono spese per costruirle e mantenerle ad usi più utili per l’umanità, come il contrasto al cambiamento climatico, alla pandemia, alla povertà.

 

 

MIR, Associazione per la Pace, Donne in Nero, ANPI, CGIL

29 dicembre 2020

Rotta balcanica: vergogna per l'Europa, l'Italia, tutti noi

Comunicato Stampa della Rete Diritti Accoglienza Solidarietà Internazionale Friuli Venezia Giulia

27.12.2020

 

C'è quest'anno, in un luogo vicinissimo al FVG, un presepe tragico e violento di cui nessuno vuole parlare: è quello che coinvolge alcune migliaia di profughi disperati, privi di alcun ricovero ed esposti al freddo dell'inverno, che si trovano nell'area di Bihac (Bosnia). Il  campo di Lipa, posto su un altopiano isolato e disabitato a 30 km da Bihac, era stato allestito a fine estate come struttura provvisoria per 1500 persone (ed era arrivato ad averne oltre 2000); il campo non ha allacci alla rete fognaria, né corrente elettrica, né riscaldamento. Dopo settimane di inutili insistenze e pressioni sulle autorità bosniache ed europee affinché le persone venissero evacuate da una situazione priva delle condizioni minime per la sopravvivenza, due giorni prima di Natale, l'IOM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) che gestisce i campi per i rifugiati in Bosnia con fondi dell'Unione Europa ha deciso di chiudere e di andarsene, abbandonando nel nulla quasi 2000 persone. Il governo di Sarajevo ha chiesto di riaprire almeno una degradata ex fabbrica vicino alla città di Bihac, già usata per una accoglienza provvisoria, ma il governo del cantone vi si oppone.

 

Così, senza nemmeno una capanna e asini e buoi per riscaldarsi, a poche centinaia di chilometri dal nostro confine ora dopo ora si fa concreto il rischio di morte per stenti e assideramento di un numero imprecisabile ma enorme di giovani afghani, iracheni, pachistani, siriani, e anche africani già bloccati, da anni, sulla Rotta balcanica. Al momento della pubblicazione di questa nota (27 dicembre 2020) nessuna soluzione, neppure emergenziale, è stata trovata, mentre si sta consumando una catastrofe umanitaria senza precedenti ma del tutto ignota in Italia.

 

Per anni l'Unione Europea, anziché organizzare programmi di reinserimento dei rifugiati, ha finanziato (come già fa in Libia in Turchia e in Grecia) le diverse istituzioni bosniache per bloccare i migranti e confinarli in condizioni disumane dentro luoghi inabitabili, mentre ha elargito ingenti somme alla Croazia affinché respinga con ogni mezzo, anche tramite violenze efferate, chi cerca di fuggire e giungere in Europa, come denunciato da Amnesty International e da molti enti internazionali. Ora persino questa forma di confinamento dei migranti viene meno, lasciando il posto semplicemente alla morte per abbandono.

 

Mentre in Italia siamo impegnati in dotte dissertazioni sull’esegesi dei vari decreti e “soffriamo per la ristrettezza” di pranzi e cenoni, ai pochi migranti che, in condizioni sempre più disperate, riescono ad arrivare al confine italiano, viene impedito di chiedere asilo, in aperta violazione delle leggi della nostra Repubblica e di quelle dell'Unione Europea. Si chiamano, con un termine dolce ed ingannevole, riammissioni e vengono presentate come legali, ma di legale non c'è nulla. Attraverso un abile meccanismo a catena tra Italia, Slovenia e Croazia, le persone vengono rigettate in Bosnia dove si ritrovano di nuovo in condizioni inumane e degradanti. 

 

Di questo dramma che si consuma a 300 km da Trieste quasi nessuno parla, né autorità civili né religiose, né intellettuali nè politici: a lanciare l'allarme ci ha provato il quotidiano cattolico Avvenire, che per ben tre domeniche nel mese di dicembre ne ha trattato anche in prima pagina; tuttavia pare che nulla sia sufficiente per smuovere la pesante cappa di silenzio che ci avvolge, soprattutto in FVG.

 Riprendendo le parole del giornalista Nello Scavo su Avvenire del 5/12, la Rete DASI chiede verità riguardo la “via della vergogna, sulla rotta balcanica, dove le violenze delle polizie lasciano segni permanenti, e anche l'Italia respinge chi avrebbe diritto alla protezione" .

 

Nei prossimi giorni la Rete DASI organizzerà iniziative (raccolta fondi e materiali) per portare aiuto ai migranti abbandonati a sé stessi in Bosnia, chiedendo ai cittadini e alle cittadine del FVG di dimostrare che non vogliono essere complici delle attuali politiche di morte.

 

Rete Diritti Accoglienza Solidarietà Internazionale FVG

 

 

 


 

 

 

21 novembre 2020

25 novembre Giornata mondiale contro la vIolenza sulle donne

 

Polonia, Colombia, Cile, Rojava, Palestina, Bielorussia, Messico………

Ovunque le donne si mobilitano

CONTRO la paura di essere importunate, molestate, violentate, uccise, contro ogni tipo di discriminazioni di genere, contro la precarizzazione e i licenziamenti che, a causa del Coronavirus, le riportano in casa, contro la carenza dei servizi che carica sulle loro spalle tutto il lavoro di cura di bambini, anziani, malati, contro le disparità salariali, contro una cultura maschilista che nega loro il diritto di scegliere liberamente come vivere, come vestirsi, dove andare, di chi innamorarsi, contro il saccheggio delle risorse naturali, contro l’inquinamento che mette in discussione la possibilità stessa di respirare e vivere, contro le devastazioni delle guerre

PER il diritto all’aborto sicuro, legale e gratuito, per il diritto di scegliere se avere o no un figlio, di vivere in sicurezza senza il timore di essere importunate, violentate e uccise, per vivere in pace, per un’educazione e una salute gratuite, per ottenere giustizia, per una cultura rispettosa delle differenze e dell’ambiente, per una cultura di pace e solidarietà.

Ovunque le istituzioni reagiscono con una repressione indiscriminata, con la soppressione delle libertà democratiche di organizzarsi e manifestare, con la limitazione di diritti già conquistati, persino con abusi sessuali ad opera delle stesse forze di polizia.

 


A fianco di tutte le donne che vogliono essere protagoniste

manifestiamo il 25 novembre alle 11.30

sulla gradinata della Gran Guardia in piazza dei Signori a Padova

 

IL PATRIARCATO NON VINCERà

 

Donne in Nero E CENTRO PANDORA

 

13 novembre 2020

Atti Convegno "La verità delle donne..."

"La verità delle donne. Percorsi e pratiche di giustizia con un approccio femminista"

Dopo un lungo lavoro iniziato nei mesi del lockdown, ecco finalmente gli atti del Convegno "La verità delle donne. Percorsi e pratiche di giustizia con un approccio femminista", svoltosi il 15 febbraio 2020 presso la Casa Internazionale delle Donne di Roma e organizzato dalla Rete italiana delle Donne in Nero. 

Ci auguriamo che questi materiali possano consentire una rivisitazione, individuale e collettiva, dei temi che sono stati al centro del nostro incontro romano. 

Potete scaricare gli Atti al seguente link:

http://donneinnero.blogspot.com/2020/11/la-verita-delle-donne-percorsi-e.html


 

01 novembre 2020

4 NOVEMBRE GIORNATA DI RIFIUTO DELLA GUERRA

 

Il 4 novembre, anniversario della fine della “inutile strage” della prima guerra mondiale, vogliamo ricordare la carneficina che ha costato la vita a 660.000 soldati italiani e ha causato 16 milioni di vittime in tutto il mondo. 

Vogliamo ricordare le vittime di questa e di tutte le guerre: solo opponendosi a tutte le guerre si onora la memoria delle persone che dalle guerre sono state uccise. 

Il generale Luigi Cadorna, comandante in capo dell’esercito italiano fino al novembre del 1917, è uno dei maggiori responsabili di questa carneficina e delle centinaia di fucilazioni per decimazione e giustizia sommaria di soldati che si erano rifiutati di partecipare ai massacri o che avevano disobbedito agli ordini criminali di chi li aveva mandati al macello. 

Dal telegramma del generale Luigi Cadorna del 1 novembre 1916: “… ricordo che non vi è altro mezzo idoneo a reprimere il reato collettivo che quello dell’immediata fucilazione dei maggiori responsabili e allorché l’accertamento personale dei responsabili non è possibile rimane il dovere e il diritto dei comandanti di estrarre a sorte tra gli indiziati alcuni militari e di punirli con la morte…”

E’ questo personaggio degno di avere una via intitolata al suo nome? Pensiamo piuttosto che si dovrebbero ricordare i Fucilati per decimazione e giustizia sommaria durante la prima guerra mondiale. 

Per questo, per restituire loro dignità e memoria, mercoledì 4 novembre 2020 dalle 12.30 alle 13.30 saremo in via Cadorna (incrocio con via Cavalletto) per un’azione simbolica di giustizia riparativa.

 Auspichiamo inoltre che il Parlamento italiano approvi finalmente – come altri paesi europei ex belligeranti hanno già deliberato - la proposta di legge che riabiliti i soldati italiani uccisi per fucilazione e decimazione durante il primo conflitto mondiale. 

Donne in Nero e Centro Pandora 

Aderiscono: Movimento Internazionale della Riconciliazione – Coordinamento padovano per il Centenario della Grande Guerra 4 novembre 2020 

Da “Officina del macello. 1917 la decimazione della Brigata Catanzaro” di GIANLUCA COSTANTINI e ELETTRA STAMBOULIS