Come donne in nero di Padova desideriamo condividere informazioni e riflessioni intorno alla guerra.
Crediamo che la guerra mostri oggi la sua totale crudeltà e inutilità.
09 settembre 2013
07 settembre 2013
LA GUERRA NON E' LA RISPOSTA
SEMPRE E SOLO GUERRA?
Da
anni continuiamo a levare la nostra voce
contro
la guerra e la cultura della guerra
contro le dittature, i regimi, le
occupazioni militari, le repressioni in corso.
Ed ora si prepara
un altro intervento “umanitario”
contro la Siria
Siria?
Iran?
il ricorso alle
armi non è la risposta!
nessuna guerra è necessaria
nessuna
guerra è inevitabile
nessuna guerra è umanitaria
nessuno di questi interventi ha portato la
pace, solo altra guerra e terrorismo
Consapevoli
che la violenza genera solo violenza, di cui è vittima soprattutto la
popolazione civile
CHIEDIAMO
un
cessate il fuoco immediato e rispettato da tutte le parti
il
blocco di tutti i rifornimenti di armi
una
soluzione negoziale e non armata del conflitto siriano
accoglienza
dignitosa per le popolazioni in fuga da dittature e guerre.
Invitiamo
tutte e tutti a mobilitarsi a partire da oggi
contro
le guerre, l’industria delle armi che le alimenta,
il
militarismo che crea consenso alla logica della guerra.
Donne in Nero Associazione
per la Pace
Padova 7 settembre 2013
05 settembre 2013
01 settembre 2013
DICIAMO NO ALLA GUERRA
Appello al Governo Italiano
SE VUOI LA PACE, PREPARA LA PACE
Il popolo siriano è vittima quotidiana delle peggiori atrocità in una guerra civile che
- secondo le Nazioni Unite – ha già fatto 100 mila morti e milioni di sfollati. La situazione in Siria è drammatica, ma
un intervento militare non servirà a
pacificare il paese. L’ultimo decennio ha mostrato che le guerre
alimentano ed esasperano violenza
e fondamentalismi di ogni tipo.
E’ sufficiente guardare la Libia, l’Afghanistan o l’Iraq “pacificato”, dove attentati e vittime civili continuano ad
essere al’ordine del giorno nell’indifferenza generale.
La guerra causa sempre vittime innocenti più del 90%
civili inermi. Per questi motivi
l’Italia ripudia la guerra. E la Costituzione non dice che
l’Italia può cedere sovranità per fare guerre ma anzi
afferma che il nostro Paese pur di
assicurare pace e giustizia tra le
nazioni è disposta a “cedere parte della sovranità”.
Nessuno lavora sulla prevenzione dei conflitti e sul rispetto
dei diritti umani. Sarà il popolo siriano a fare le spese del prossimo
intervento militare. Quel popolo
ha bisogno della Comunità
internazionale, ma non dall’alto
di un bombardiere: ha bisogno che
sia la diplomazia
in tutte le sue facce, a farsi avanti. Ha bisogno che la Comunità internazionale smetta di considerare la guerra come opzione possibile. Un intervento armato non porterà soluzioni, ma un crescendo
di lutti e disastri.
L’Italia si metta a lavorare per costruire nel mondo pace e diritti e si chiami fuori da
questa guerra.
Primi firmatari: Maso Notarianni, Stefano Rodotà, Maurizio Landini,
Cecilia Strada, Fiorella Mannoia, Guido Viale, Marco Revelli,
Frankie Hi-nrg Mc
27 agosto 2013
CONTINUANO LE GUERRE
"Le narrazioni della distruttività e della guerra sembrano occupare una posizione paradossale nel mondo occidentale. Di solito vengono formulate come se si riferissero a fenomeni lontani e irrilevanti o a eventi nobili ed eroici. Storie di dolore, terrore e atrocità sono raccontate come se appartenessero al passato e ci offrissero lezioni morali astratte. Questo potrebbe essere il motivo per cui, quando scoppiano nuovi conflitti, tendiamo a reagire con un certo grado di confusione. In questo modo sembriamo destinati a non apprendere dalla storia, ma a reagire con orrore ogni volta che nuovi conflitti armati e guerre sollevano la testa"
(Da "La guerra moderna come malattia della civiltà, a cura di Nicole Janigro)
DON'T ATTACK
Siria
Iran
WAR IS NOT
THE ANSWER !
SEMPRE E SOLO GUERRA?
C'è già chi ha indossato l'elmetto, c'è già chi aspetta le solite giustificazioni. Ma chi non si mette sull'attenti e non si arma, perché, ALMENO, non alza la sua voce per dire di no a questa ennesima tragica farsa?
A chi ci dice "ma tu che alternative proponi?", ricordiamo che tutti questi interventi, dal '91 in poi, non hanno mai portato la pace, ma moltiplicato la guerra e il terrorismo.
L'unica alternativa è imporre il CESSATE IL FUOCO, BLOCCARE TUTTI I RIFORNIMENTI DI ARMI E SEDERSI A UN TAVOLO. E' difficile perché ci sono troppi soggetti interessati alla guerra, ma ALMENO smascheriamo questo ipocrita sdegno retroattivo mentre in tante parti del mondo si consumano altre stragi ignorate e silenziate.
22 agosto 2013
ARRIVERO' COMUNQUE
Continuano gli sbarchi.
All'Università estiva, Karim Hannachi apre il suo intervento su "immigrazione fra discriminazione e intergrazione", con il poema "Arriverò comunque"
Arriverò comunque
Sfuggo dalla siccità, dalle privazioni
dalla fame,
dalle guerre civili e incivili,
dall’inferno,
da una terra senza futuro e senza sogni.
Vendo il mio corpo
a poco prezzo,
a chiunque,
per comprare un sogno.
Dopo duemila chilometri di sabbia,
di sole e di freddo,
di cimiteri,
il sogno annebbiato e confuso
s’intravede all’orizzonte,
mentre sull’altra riva
iniziano i festeggiamenti del Natale.
Ora, coperta da un lembo di cielo,
sto attraversando quel lembo di mare
che separa il sogno dalla realtà,
l’inferno dal paradiso,
gli uni dagli altri,
noi da loro;
che separa l’Africa dall’Europa
e l’Oriente dall’Occidente.
Sto attraversando quel maledetto Mediterraneo,
cimitero della libertà,
fosse comune per nascondere la vergogna della civiltà,
discarica del vostro benessere,
e fonte delle vostre delizie.
Sto attraversando l’ultimo ostacolo
di questa folle corsa ad ostacoli
con altri quaranta sognatori,
su un vecchio gommone
che può portare solo dieci,
in balia alle onde.
Ma i nostri sogni non temono le onde
e nemmeno i cimiteri.
Non importano la sete e la fame,
non importano le sofferenze,
domani saranno lontani ricordi.
Non importano le ferite,
domani saranno cicatrici.
E comunque,
i morti non hanno paura della morte.
Domani o dopodomani arriverò da voi
per raccogliere i brandelli del mio corpo,
per rinascere
e incominciare a scrivere la mia vera storia,
e forse per condividere con voi il paradiso,
o almeno la cena di Natale.
Ad un tratto,
mi trovo avvolta nelle tenebre profonde
illuminate da mille occhiolini luccicanti
che iniziano a fare festa del mio corpo
prima di finire sui tavoli della vostra festa.
(Abdelkarim Hannachi, 15/10/09)
Continuano gli sbarchi.
All'Università estiva, Karim Hannachi apre il suo intervento su "immigrazione fra discriminazione e intergrazione", con il poema "Arriverò comunque"
Arriverò comunque
Sfuggo dalla siccità, dalle privazioni
dalla fame,
dalle guerre civili e incivili,
dall’inferno,
da una terra senza futuro e senza sogni.
Vendo il mio corpo
a poco prezzo,
a chiunque,
per comprare un sogno.
Dopo duemila chilometri di sabbia,
di sole e di freddo,
di cimiteri,
il sogno annebbiato e confuso
s’intravede all’orizzonte,
mentre sull’altra riva
iniziano i festeggiamenti del Natale.
Ora, coperta da un lembo di cielo,
sto attraversando quel lembo di mare
che separa il sogno dalla realtà,
l’inferno dal paradiso,
gli uni dagli altri,
noi da loro;
che separa l’Africa dall’Europa
e l’Oriente dall’Occidente.
Sto attraversando quel maledetto Mediterraneo,
cimitero della libertà,
fosse comune per nascondere la vergogna della civiltà,
discarica del vostro benessere,
e fonte delle vostre delizie.
Sto attraversando l’ultimo ostacolo
di questa folle corsa ad ostacoli
con altri quaranta sognatori,
su un vecchio gommone
che può portare solo dieci,
in balia alle onde.
Ma i nostri sogni non temono le onde
e nemmeno i cimiteri.
Non importano la sete e la fame,
non importano le sofferenze,
domani saranno lontani ricordi.
Non importano le ferite,
domani saranno cicatrici.
E comunque,
i morti non hanno paura della morte.
Domani o dopodomani arriverò da voi
per raccogliere i brandelli del mio corpo,
per rinascere
e incominciare a scrivere la mia vera storia,
e forse per condividere con voi il paradiso,
o almeno la cena di Natale.
Ad un tratto,
mi trovo avvolta nelle tenebre profonde
illuminate da mille occhiolini luccicanti
che iniziano a fare festa del mio corpo
prima di finire sui tavoli della vostra festa.
(Abdelkarim Hannachi, 15/10/09)
Sfuggo dalla siccità, dalle privazioni
dalla fame,
dalle guerre civili e incivili,
dall’inferno,
da una terra senza futuro e senza sogni.
Vendo il mio corpo
a poco prezzo,
a chiunque,
per comprare un sogno.
Dopo duemila chilometri di sabbia,
di sole e di freddo,
di cimiteri,
il sogno annebbiato e confuso
s’intravede all’orizzonte,
mentre sull’altra riva
iniziano i festeggiamenti del Natale.
Ora, coperta da un lembo di cielo,
sto attraversando quel lembo di mare
che separa il sogno dalla realtà,
l’inferno dal paradiso,
gli uni dagli altri,
noi da loro;
che separa l’Africa dall’Europa
e l’Oriente dall’Occidente.
Sto attraversando quel maledetto Mediterraneo,
cimitero della libertà,
fosse comune per nascondere la vergogna della civiltà,
discarica del vostro benessere,
e fonte delle vostre delizie.
Sto attraversando l’ultimo ostacolo
di questa folle corsa ad ostacoli
con altri quaranta sognatori,
su un vecchio gommone
che può portare solo dieci,
in balia alle onde.
Ma i nostri sogni non temono le onde
e nemmeno i cimiteri.
Non importano la sete e la fame,
non importano le sofferenze,
domani saranno lontani ricordi.
Non importano le ferite,
domani saranno cicatrici.
E comunque,
i morti non hanno paura della morte.
Domani o dopodomani arriverò da voi
per raccogliere i brandelli del mio corpo,
per rinascere
e incominciare a scrivere la mia vera storia,
e forse per condividere con voi il paradiso,
o almeno la cena di Natale.
Ad un tratto,
mi trovo avvolta nelle tenebre profonde
illuminate da mille occhiolini luccicanti
che iniziano a fare festa del mio corpo
prima di finire sui tavoli della vostra festa.
(Abdelkarim Hannachi, 15/10/09)
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