Come donne in nero di Padova desideriamo condividere informazioni e riflessioni intorno alla guerra.

Crediamo che la guerra mostri oggi la sua totale crudeltà e inutilità.

11 gennaio 2015

Come non rispondere alla strage di Parigi

Siamo immerse ed immersi nella paura

Lo spavento ci prende di fronte
- all'uccisione di persone  attaccate per punirle delle loro espressioni o perché simboli di alterità e del "nemico"
a chi fomenta altro odio e parla di guerra di civiltà, di guerra di religione
a chi vuole limitare la libertà
alle generalizzazioni del noi e degli altri, noi buoni, loro cattivi
all'uso di parole forti come guerra
alla cancellazione dalla memoria di tutti gli orrori che l'occidente ha compiuto nel passato e in tempo recente

Vogliono tenerci nella paura, per poter ripetere scelte disastrose, come quelle dopo l'11 settembre, che hanno dimostrato la loro totale inutilità e la loro capacità di generare solo morte e morte.
I governi inetti dell'Europa - che sono stati incapaci di costruire politiche di accoglienza, di relazioni internazionali all'insegna del rispetto, che hanno avallato e partecipato ad operazioni belliche nefaste in Iraq, in Afghanistan, in Siria, in Libia, che sono stati incapaci di proporre soluzioni al conflitto israelo-palestinese, che oggi avallano pericolose posizioni ai confini orientali dell'Europa, che sono incapaci di dare una risposta agli europei che soffrono in questa grave situazione economica, che tollerano la presenza di importanti movimenti politici di destra francamente razzisti - questi governi ora sono uniti sotto questo simbolo della lotta al terrorismo islamico e si mostrano come i difensori della libertà.

Mercoledì 14 gennaio alle 11.30 saremo in piazzetta Garzeria a Padova
per dire che:

Non vogliamo vivere nella paura, nel silenzio:
NO alla contrapposizione tra noi e gli immigrati, ma  costruzione di relazioni
NO all'adozione di misure liberticide
NO ad intraprendere misure militari  nei confronti del terrorismo
Per un’Europa che attui il suo compito :  allontanare la guerra non solo al proprio interno, ma anche fuori dai propri confini, favorire il disarmo e la composizione negoziale dei conflitti
Pratichiamo alternative alla logica di violenza e di morte
Noi non stiamo con politiche razziste e liberticide
Noi non stiamo con la guerra
         

            Donne in Nero    Associazione per la Pace


08 gennaio 2015

OGNI ATOMO DI ODIO CHE AGGIUNGIAMO AL MONDO LO RENDE ANCOR PIÙ INOSPITALE

Dopo la strage di ieri a Parigi, ascolto, guardo, leggo e non mi stupisco, mi sembra che rientra in una logica che ormai sembra dominante, la logica dell’odio - odio seminato e coltivato, stimolato, provocato, alimentato… un meccanismo infernale di morte. Una logica che va aldilà della ferita alla libertà di espressione, dei nostri valori calpestati. Penso che noi per primi abbiamo ferito la libertà di espressione, abbiamo calpestato i nostri valori: da anni in nome di questi valori portiamo guerre, uccidiamo, umiliamo, seminiamo odio, da anni i nostri media nascondono i nostri orrori, le nostre vittime.
Mi spaventa oggi questo sguardo solo sugli altri, i terroristi, uno sguardo che non riesce a includerci con le nostre responsabilità.
Mi spaventa il dilagare della disumanità, quella di chi uccide - come a Parigi - dei giornalisti per le loro idee, quella che uccide di freddo, di fame e di indifferenza a Gaza e nei campi profughi dei siriani, quella che non prova nulla davanti agli annegati nel Mediterraneo, quella che manifesta in Germania contro l’islamizzazione dell’Occidente… l’elenco potrebbe continuare all’infinito, in poche parole la disumanità che non riconosce nell’altro un essere umano e si sente in diritto di spezzarne la vita.
La storia è complicata, la realtà è complessa, c’è molto lavoro da fare, ma dobbiamo partire da noi stessi, rimanere umani.
Marianita

“Il marciume che c’è negli altri c’è anche noi…e non vedo nessun’altra soluzione, veramente non ne vedo nessun’altra, che quella di raccoglierci in noi stessi e di strappar via il nostro marciume. Non credo più che si possa migliorare qualcosa nel mondo esterno senza aver prima fatto la nostra parte dentro di noi. E’ l’unica lezione di questa guerra: dobbiamo cercare in noi stessi, e non altrove.
… Una pace futura potrà essere veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso – se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest’odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo. E’ l’unica soluzione possibile…
…. Non vedo altre alternative, ognuno di noi deve raccogliersi e distruggere in se stesso ciò per cui ritiene di dover distruggere gli altri. E convinciamoci che ogni atomo di odio che aggiungiamo al mondo lo rende ancor più inospitale.”
(Dal Diario 1941-1943 di ETTY HILLESUM)



29 novembre 2014

VIVA L'INGENUITA' !

Nel suo discorso del 4 novembre, a un secolo dalla conclusione della prima guerra mondiale, il Presidente della Repubblica ha richiamato la necessità di continuare “a perseguire il necessario livello di efficienza dello strumento militare” concludendo che “da parte di ogni paese membro della NATO si debba esser seri nel prendere decisioni, che non possono mai avallare visioni ingenue, non realistiche di perdita d'importanza dello strumento militare.”

Dunque “serio” è chi crede che le soluzioni dei conflitti mondiali passino attraverso lo “strumento militare”, non riuscendo a immaginare soluzioni diverse dalla guerra, mentre “ingenuo” è chi crede ostinatamente che la guerra generi altra guerra, come i recenti conflitti in Medio Oriente e in Ucraina – per citare i più recenti - testimoniano.

Ci chiediamo quale sia l’ordine mondiale a cui pensa il Presidente, come non veda quale pace e prosperità abbiano prodotto gli interventi militari degli ultimi anni.

è davvero ipocrita continuare a celebrare il centenario di quella “inutile strage” che fu la Prima Guerra Mondiale mentre si continua a impugnare lo “strumento militare” seminando morte e distruzione:

-        si ritorna alla Guerra Fredda tra la Russia e la NATO che vuole espandersi a Est, dall’Ucraina alla Georgia, decidendo di costruire 5 basi militari nei paesi dell’Est;
-        il nostro Presidente del Consiglio, ha approvato queste decisioni e ha anche aderito alla Coalizione dei 10 paesi, pronti a battersi contro l’ISIS, offrendo per di più armi ai Curdi; inoltre si è  impegnato a mantenere forze militari in Afghanistan e a far parte dei “donatori” che forniranno a Kabul 4 miliardi di dollari;
-        durante il vertice NATO, Obama ha invitato gli alleati europei a investire di più in Difesa, destinandovi come minimo il 2% del PIL; attualmente l’Italia  destina l’1,2%  del proprio bilancio in Difesa, accettando le decisioni del Vertice, ora si dovrà investire in armi il 2% del PIL. Questo significa 100 milioni di euro al giorno!!! Questa è pura follia per un paese come l’Italia in piena crisi economica. E’ la follia di un mondo lanciato ad armarsi fino ai denti....

Siamo prigionieri del “complesso militare-industriale” USA e internazionale che ci sospinge a sempre nuove guerre, una più spaventosa dell’altra, per la difesa degli “interessi vitali”, in particolare della “sicurezza economica”, come afferma anche la nostra ministra della Difesa.

Noi siamo e vogliamo essere ingenue/I



In uno scritto del 1909 Bertha von Suttner, premio Nobel per la pace nel 1905, chiariva la contraddizione tra i fautori degli armamenti, i fabbricanti di armi, i fornitori dell'esercito e il bisogno di pace sentito dai nove decimi della popolazione. Denunciava così l'enorme bugia – che tuttora ci ripetono i nostri governanti – che chi vuole la pace deve preparare la guerra.

Con lei noi crediamo che CHI VUOLE LA PACE DEVE PREPARARE LA PACE.


MERCOLEDì 3 DICEMBRE SAREMO IN PIAZZETTA GARZERIA A PADOVA 

PER RIBADIRE CHE:

-        Vogliamo una politica che sappia affrontare i conflitti con la diplomazia e le pratiche nonviolente.
-        Non in nome nostro una politica estera del nostro paese determinata dagli interessi dell’industria bellica e della NATO.
-        Non in nome nostro l’aumento delle spese militari e l’acquisto degli F-35 che costeranno 15 miliardi di euro

               Donne in Nero             Associazione per la Pace



18 novembre 2014

25 novembre 2014 contro la violenza verso le donne: 17.30 piazza Garibaldi a Padova


PER LA LIBERTA' DELLE DONNE

Vogliamo dedicare questo 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, a REyhaneh Jabbari: violentata a 19 anni, ha reagito uccidendo il suo stupratore, un ex dipendente dell’intelligence iraniana;  accusata di omicidio volontario è stata condannata all’impiccagione. Durante il processo ha subito forti pressioni perché ritrattasse l’accusa di stupro: doveva essere salvaguardato l’onore dello stupratore! Ha sempre rifiutato di ritrattare lo stupro e sabato 25 ottobre, dopo 7 anni, è stata impiccata a Teheran.

Questa è la storia di REyhaneh Jabbari così simile a quella delle donne che in tutto il mondo subiscono negazione di diritti, discriminazione e violenze fino alla morte, solo perché affermano la loro autonomia e libertà (66.000 donne e bambine vengono uccise ogni anno nel mondo, un quinto di tutti gli omicidi).
Femminicidio è proprio questo esercizio della violenza contro le donne degli uomini nelle case, degli uomini in armi nei conflitti, delle istituzioni patriarcali in tutto il mondo. 



Questo l’ultimo messaggio di Reyhaneh alla madre:

Cara mamma,
oggi ho capito che è arrivato il mio turno di affrontare la morte.
Il mondo mi ha permesso di vivere solo per 19 anni. È in quella notte infausta, che avrei dovuto essere uccisa.
Mi hai insegnato che si viene al mondo per fare un’esperienza e imparare una lezione, e per ogni nuova nascita c’è una responsabilità sulle spalle di qualcuno. Ho imparato che a volte bisogna combattere.
Mi hai insegnato, quando andavo a scuola, che bisognava essere una signora anche di fronte alle liti. Ricordi quanto sottolineasti l’importanza del nostro modo di comportarci? Ti sbagliavi. Quando è successo questo incidente, i tuoi insegnamenti non mi hanno aiutata. Presentarmi in tribunale mi ha fatto apparire come un’assassina a sangue freddo e una criminale spietata. Non ho pianto. Non ho implorato pietà. Non mi sono afflitta, perché credevo nella legge.
Ottimista colui che aspetta giustizia dai giudici! E questo paese, che tu mi hai insegnato ad amare, non mi ha mai voluta. Nessuno mi ha sostenuto mentre piangevo durante l’interrogatorio e sentivo tutte quelle volgarità. Quando ho tolto da me l’ultimo segno di bellezza tagliandomi i capelli sono stata premiata: 11 giorni in isolamento.
Cara mamma, non piangere per quello che stai ascoltando. Fin dal primo giorno, quando nell’ufficio di polizia un vecchio agente scapolo mi fece male per le mie unghie, ho capito che non sono tempi per la bellezza. La bellezza dell’aspetto, la bellezza dei pensieri e dei desideri, una bella scrittura, la bellezza degli occhi e dello sguardo, e persino la bellezza di una voce.
Mia cara mamma, prima di morire, però, voglio qualcosa da te, qualcosa a cui dovrai provvedere tu al posto mio, con tutte le tue forze e in tutti i modi possibili. Questa è la sola cosa che voglio da questo mondo, da questo paese e da te. So che ti servirà tempo per questo. Quindi, ora ti dirò una parte delle mie volontà. Per favore, non piangere e ascolta. Voglio che tu vada in tribunale e dica loro le mie richieste. Non posso scriverla dalla prigione, una cosa del genere, perché la lettera non sarebbe approvata dal capo carceriere. E ora, ancora una volta, soffrirai per causa mia. Questa è la sola cosa per cui, se anche tu dovessi metterti a implorare, non ne sarei sconvolta – anche se ti ho detto molte volte di non supplicare per impedire la mia condanna.
Cara mamma, l’unica persona che mi è più cara della mia vita, io non voglio marcire sotto terra. Non voglio che i miei occhi o il mio giovane cuore diventi polvere. Implora questo: che non appena sarò impiccata, venga disposto che il mio cuore, i miei reni, gli occhi, le ossa, e qualsiasi altra cosa che sia possibile trapiantare, vengano separate dal mio corpo e date a qualcuno che ne ha bisogno come dono. Non voglio che il paziente conosca il mio nome, che mi compri un mazzo di fiori e persino che preghi per me. Te lo dico dal profondo del mio cuore: non voglio una bara su cui tu debba venire a piangere e a soffrire. Non voglio che tu ti vesta di nero per me. Fa’ del tuo meglio per dimenticare questi giorni difficili. Dammi al vento, che possa portarmi via.
Il mondo non ci ama. Non mi voleva. E ora mi consegno a lui e accolgo la morte.
Cara mamma dal cuore tenero, nell’altro mondo saremo io e te ad accusare, e gli altri gli accusati. E vediamo cosa vorrà Dio. Volevo abbracciarti fino al momento della mia morte. Ti voglio bene.
Reyhaneh

Insieme a lei continuiamo a lottare per la libertà di tutte le donne, perché vengano finalmente tempi per la bellezza in cui le relazioni tra le persone si basino sul rispetto e il riconoscimento reciproco.

Nel nome di Reyhaneh e di tutte le donne che rivendicano la loro libertà
saremo in piazza Garibaldi a Padova martedì 25 novembre e Padova alle 17.30

Donne in Nero


donneinnero.padova@gmail.com