Come donne in nero di Padova desideriamo condividere informazioni e riflessioni intorno alla guerra.

Crediamo che la guerra mostri oggi la sua totale crudeltà e inutilità.

12 febbraio 2019

PRATICHE DI GIUSTIZIA FEMMINISA

Ricordiamo la data del prossimo incontro del percorso relativo alla giustizia femminista che si svolgerà domenica 17 febbraio alle ore 10:00 presso Librati, la Libreria delle donne a Padova

L'incontro di domenica 20 gennaio è stato molto importante e ricco di spunti e ci ha dato molta fiducia nel proseguire questo percorso che vorremmo costruire passo passo tutte insieme. 

Ci auguriamo che questi appuntamenti diventino uno spazio sicuro di presa di parola e di ascolto autentico per ciascuna di noi.

Vi aspettiamo

Donne in Nero e Centro Pandora





04 febbraio 2019

PRIMUM VIVERE, CONTANO LE PERSONE, CONTA L’UMANITA'

La rete italiana delle Donne in Nero aderisce all'appello della Rete Femminista No Muri No Recinti :

·     PRIMUM VIVERE, CONTANO LE PERSONE, CONTA L’UMANITA' 

·       ADERIAMO ALL’APPELLO “PEOPLE – PRIMA LE PERSONE” E ALLA MANIFESTAZIONE DEL 2 MARZO
·       VOGLIAMO CHE VENGA APPLICATA LA CONVENZIONE DI ISTANBUL A PROTEZIONE DELLE DONNE MIGRANTI E DEI LORO FIGLI
·       RISPETTARE I DIRITTI DELLE DONNE SIGNIFICA RISPETTARE I DIRITTI UMANI
·       ACCOGLIERE DEGNAMENTE LE PERSONE IN CERCA D’ASILO SIGNIFICA RISPETTARE I DIRITTI UMANI
·       DISOBBEDIREMO A TUTTI I GOVERNI CHE VIOLANO I DIRITTI UMANI

Primum vivere, prima le persone, nulla esiste più importante di questo. Tanto meno i confini inventati per garantirci un’impossibile “sicurezza”.
Confinate per secoli dalle leggi patriarcali nella sfera del privato, molte donne capiscono bene cosa significa un confine che nega alle persone la libertà di movimento senza la quale ci si trasforma in schiavi, come ha detto Hannah Arendt.
Ecco quindi perché da anni, e oggi più che mai, stiamo gridando a piena voce il nostro rifiuto delle spietate politiche europee e italiane verso le persone migranti fiduciose nella terra dell’accoglienza e dei diritti umani.
Ma purtroppo qui i diritti umani non contano più. L’Europa rischia di implodere su se stessa, dando spazio alle peggiori ideologie e ai peggiori nazionalismi. Un arcaico mondo maschile e patriarcale che continua a risorgere con la sua rozza ideologia del più forte e la paura del diverso.
La costruzione di un impossibile confine verso il Mediterraneo ha trasformato l’Europa in una fortezza e il mare in una fossa comune. Il confine che non può esistere sta generando mostri senza cuore, spettatori indifferenti di un genocidio che non risparmia nemmeno i bambini.
Confini che non si possono attraversare e che forse escluderanno non solo chi richiede asilo, ma anche chi non è d’accordo, chi resiste e sogna un mondo diverso.
Non siamo, non vogliamo essere complici dell’infinita strage che si sta consumando nel Mediterraneo, o del regime sicuritario che sta facendo riemergere incubi razzisti che credevamo dissolti.
Non vogliamo recinti che confinano persone innocenti nelle nostre città, non vogliamo frontiere che uccidono donne incinte e bambini, non vogliamo richieste di documenti impossibili per concedere permessi di soggiorno a madri che non sanno come trovare lavoro, non vogliamo deportazioni di esseri umani proibite anche da norme internazionali.
La Convenzione di Istanbul, in gran parte disapplicata pur essendo legge dello Stato, prescrive ai Paesi che l’hanno ratificata (tra cui l’Italia) speciali protezioni per le donne che subiscono violenza e per i loro figli, indipendentemente dalla loro condizione o provenienza. Non riconosciamo quindi alcun diritto ai governi che violano questa norma ponendosi al di fuori della legalità, oltre che del minimo senso di umanità.
Se non riconoscere l’autorità di chi ci governa significa disobbedienza civile, saremo pacificamente ma convintamente disobbedienti a questa caricatura della democrazia e della legalità.
Come Rete femminista No muri, No recinti, di cui fanno parte significative realtà di donne impegnate sul territorio in concrete attività di sostegno alle persone migranti, e storiche Case delle donne da sempre in prima linea per la difesa dei diritti, scegliamo di disobbedire perché l’unico confine che non si dovrebbe attraversare è quello della semplice umanità che dà senso alla vita, il senso di umanità senza il quale siamo noi a non essere più persone.
Ecco perché, in vista della manifestazione antirazzista del 2 marzo indetta a Milano, siamo pronte a unire le nostre pratiche e le nostre lotte con donne e uomini della società civile che da tempo si stanno mobilitando per affermare un'altra idea del nostro Paese e per mettere in pratica il rispetto dei diritti di ogni persona, come la nostra Costituzione prevede.

Rete femminista No muri, No recintii 
Casa delle Donne di Milano, Casa Internazionale delle Donne di Roma, Casa delle Donne di Ravenna, Laboratorio Interculture Casa delle Donne di Milano, Donne in Nero Italia, Donne in Nero Varese, Il Giardino dei Ciliegi Firenze, Dora - Donne in Valle d’Aosta, Maschile Femminile Plurale Ravenna, Ife Italia, Wilpf Italia Women's International League for Peace and Freedom, Cultura è Libertà

18 gennaio 2019

Il passo avanti… pratiche di giustizia femminista

Dopo un percorso durato un anno a partire dall’esperienza del tribunale delle donne di Belgrado e culminato nel convegno "Un passo avanti", svoltosi il 17 ottobre scorso, siamo liete di invitarvi al primo incontro del 2019, il 20 gennaio alle 10 presso Librati.

Per essere informate sul lavoro svolto in questi mesi potete consultare la pagina Giustizia femminista sul sito di Lìbrati, dove ci sono i video degli incontri e i materiali prodotti.

Durante l’incontro verrà presentata questa esperienza di cui qui riportiamo il progetto iniziale:

Quello che vogliamo creare è un luogo/spazio/progetto femminista di presa di parola e di ascolto, di esperienza e di riflessione sulle questioni che riguardano l’ingiustizia nella vita delle donne declinata nel senso della violenza subita. Ispirate dalle pratiche di giustizia femminista che tante donne hanno agito, intendiamo creare uno spazio che metta in circolo la forza simbolica racchiusa nell’esperienza di ciascuna donna per attuare una trasformazione del reale.
Partendo dal presupposto che la legge è un’istituzione, per sua natura e per la logica che ne sottende nascita e applicazione, patriarcale, terremo come faro l’idea di giustizia come principio che trova la sua realizzazione nella dimensione del vivere quotidiano e delle relazioni, al di fuori della legge e dei tribunali. Conosciamo il modo in cui i luoghi della legge statale trasformano le esperienze vissute dalle donne, riducendole a vittime se non addirittura a complici degli uomini aggressori, comunque imputate.
Come femministe rifiutiamo questo rovesciamento che reitera sofferenze ed ingiustizie e intendiamo avviare una riflessione collettiva che sia capace di costruire un giudizio politico sulle ingiustizie subite, sul loro senso storico – a partire dalle storie vissute – sul loro senso sociale – partendo dalle relazioni sociali di ciascuna – conoscendo di ogni esperienza personale, quando messa in relazione, il valore politico.
La riflessione si muoverà sotto il segno della giustizia come realizzazione piena della libertà femminile.
Riteniamo incalcolabile il valore delle esperienze delle donne che si fanno testimoni di questo tempo e delle ingiustizie che vivono in quanto donne, conosciamo la capacità che le donne hanno di nominare esperienze fin prima innominabili, di prendere parola sulle loro vite e di farlo con forza e autorità, rendendo queste esperienze un sapere condiviso che le fa prime costruttrici di un mondo nuovo.
Immaginiamo questi nostri incontri, a cui tutte sono invitate, anche nel senso di un tempo di restituzione, restituzione a chi ascolta – consapevoli che il sapere dell’esperienza arricchisce e chiarisce -, restituzione a chi racconta, nel senso di un riconoscimento non contestabile della propria storia e, in questo, forma di riparazione simbolica del vissuto.
Si tratterà di un luogo aperto e libero, in cui ogni donna potrà prendere parola in presenza o per iscritto, testimoniando attraverso la sua esperienza, la forza e la libertà femminili.

Vi aspettiamo

Donne in Nero e Centro Pandora


04 gennaio 2019

PER IL DISARMO, CONTRO TUTTE LE GUERRE



Disarmo: è l’unica via per contrastare la folle corsa agli armamenti, soprattutto nucleari, foriera di nuove e micidiali guerre.

Ma il nostro paese:


·       si rifiuta di firmare il Trattato ONU per l’abolizione degli ordigni nucleari sottoscritto da 122 paesi;
·       anzi, ha accettato che vengano collocate in Italia, a Ghedi e a Aviano, nuove bombe nucleari in sostituzione di una settantina di vecchie ogive atomiche;
·       ha deciso di comperare gli F -35, definiti oggi ‘irrinunciabili’, mentre durante la campagna elettorale erano “strumenti di morte”;
·       continua a vendere le bombe all’Arabia Saudita che le usa per bombardare lo Yemen in violazione della legge 185/90, che vieta la vendita di armi ai paesi in guerra;
·       spende 70 milioni di euro al giorno in armi e, su richiesta della NATO, si è impegnato a spenderne 100;
·       spende oltre un miliardo l’anno per missioni militari all’estero che - comunque le si chiami - sono aggressioni che devastano e uccidono;
·       fornisce sostegno militare e tecnologico al governo libico affinché blocchi le partenze dei migranti, pur sapendo  che la Libia non ha ratificato le convenzioni internazionali in
materia di diritti d’asilo e di rispetto dei diritti umani, anzi sottopone i migranti in fuga a trattamenti disumani in centri di detenzione.

Crediamo davvero che la nostra sicurezza, sbandierata continuamente come pretesto per l’aumento delle spese militari, possa basarsi sulle armi?
Ci sarà sempre un’arma più potente della nostra che potrà distruggerci,
come la storia insegna.

Per questo chiediamo ancora una volta al Governo di:

·       ridurre le spese militari
·       smettere di vendere armi a regimi dittatoriali e paesi in guerra;
·       convertire a scopi civili le fabbriche d’armi;
·       firmare e ratificare il Trattato per la messa al bando delle armi nucleari;
·       non consentire l’arrivo in Italia di altre nuove bombe nucleari;

Per ricordare che siamo ancora in tempo
per fermare la folle corsa agli armamenti, soprattutto nucleari,
saremo in PIAZZETTA DELLA GARZERIA a PADOVA MERCOLEDì 9 GENNAIO 2019 alle 17.00

l’unico modo per garantire la nostra sicurezza è il disarmo
a partire dall’eliminazione di tutte le armi nucleari



Che il 2019 sia un anno di mobilitazione per il disarmo contro tutte le guerre



Donne in Nero

23 dicembre 2018

BUON NATALE, OLTRE GLI STEREOTIPI


Ecco una singolare e quasi incredibile icona della natività. Pare si tratti di una icona del 15° secolo ritrovata in Francia. 
Maria studia la Torah mentre Giuseppe tiene tra le braccia il bambino. Un scena natalizia che capovolge molti luoghi comuni e manifesta la tenerezza di Giuseppe e le capacità intellettive di Maria. Una icona che richiede un po' di aggiornamenti per i nostri presepi. 
Buon Natale, oltre gli stereotipi!