Come donne in nero di Padova desideriamo condividere informazioni e riflessioni intorno alla guerra.

Crediamo che la guerra mostri oggi la sua totale crudeltà e inutilità.

09 agosto 2019

GARANTIRE DIRITTI NON E' REATO

CONDIVIDIAMO IL COMUNICATO DI TRAMA DI TERRE:

Con la complicità dei 5S, la Lega calpesta i nostri diritti. Da oggi con il decreto sicurezza bis salvare vite umane diventa reato, così come manifestare ed esprimere il proprio dissenso. Da oggi i diritti costituzionali diventano carta straccia e ci vogliono burattini nelle mani di uno stato di polizia.
Da oggi farsi trascinare via durante un presidio sarà punito fino a tre anni di carcere per resistenza passiva. Però chiunque può detenere un'arma e avere un qualsiasi alibi per sparare in difesa della proprietà privata.
Da oggi non puoi filmare l’uso improprio dei mezzi della polizia, perché “sanno dove abiti”, ma non puoi difenderti “perchè sarà subito resistenza a pubblico ufficiale”.
Da oggi è reato salvare e accogliere persone migranti nel Mediterraneo, cimitero della Libia e dell’Europa, ma puoi rubare impunemente 49 milioni di euro allo Stato, cioè a noi cittadini e cittadine.
Da oggi la povertà è reato, ma puoi essere sfruttato/a impunemente nei campi, nelle fabbriche e nei cantieri soprattutto se hai la pelle nera e sei migrante. Da oggi sarà permesso farti schiava nelle case, nelle strade e in famiglia, perché sei donna e migrante. Da oggi sarai ancora più ricattabile perché il decreto sicurezza ti lascia senza documenti.
L’UNICA SICUREZZA DI CUI ABBIAMO BISOGNO SI CHIAMA GIUSTIZIA SOCIALE, lavoro per tutti e tutte con garanzia di contratti regolari, il diritto di scegliere il paese da abitare, la libertà di accogliere per non uccidere, l’autodeterminazione di dissentire, per vivere senza sentirsi schiavo/a.
Ripetiamo con ostinazione che gli unici reati in aumento sono quelli contro le donne. E la sola vostra risposta è il codice rosso, strumento pericoloso contro le donne che denunciano, mentre il governo blocca i fondi per i centri antiviolenza. Non abbiamo bisogno di un ddl Pillon per essere ricacciate a fare la moglie o la madre di qualcuno, ma necessitiamo di una cultura che promuove uguaglianza e valorizza le differenze, di genere e di provenienza. Negli ultimi 4 anni gli italiani immigrati all’estero sono più di mezzo milione, mentre nei primi 6 mesi del 2019 solo 2.755 migranti sono arrivati in Italia (18.294 in Grecia, 12.522 in Spagna).
No, cari politicanti gialloneri, il problema di questo paese non sono i/le migranti e neppure I/le manifestanti, ma la vostra guerra ai diritti, alla nostra libertà e al lavoro, alle donne e ai/alle migranti.
DISSENTIREMO, COME DONNE E FEMMINISTE …
LO FACCIAMO DA SECOLI E CONTINUEREMO A FARLO!
Associazione Trama di Terre, 6 agosto 2019


17 luglio 2019

Srebrenica: ricordare perché non si ripeta

Quando si entra in una casa n Bosnia, subito viene preparato e offerto il caffè: è un gesto di accoglienza.

Ogni anno, ogni 11 luglio, la piazza di una città diversa ospita il monumento nomade ŠTO TE NEMA (perché non ci sei?) sotto la guida dell’artista Aida Šehović, sua iniziatrice e oggi custode. 7856 fildžani (tazzine) vengono deposti in terra e riempiti di caffè per commemorare gli 8372 bosniaci musulmani uccisi nel genocidio di Srebrenica nel luglio del 1995. Il numero di tazzine, raccolte in giro per il mondo e regalate da famiglie bosniache, è destinato a crescere, fino ad averne una per vittima.

Oggi a Venezia si è versato il caffè nei fildžani per ricordare le vittime del genocidio, perché non ci siano più genocidi in nessun luogo.




ABBATTERE MURI, COSTRUIRE PONTI


Per un’Europa che accolga e non escluda
Per un’Europa che difenda le vite contro le politiche di morte e odio
Per un’Europa che non si arrenda mai di fronte al fascismo

In Europa guadagnano terreno le forze di estrema destra e neofasciste che diffondono ondate di odio contro le persone migranti e rifugiate. Le politiche migratorie europee chiudono le frontiere respingendo migliaia di persone che fuggono dalle guerre alimentate con armi fabbricate in Europa e dalla miseria provocata dalle politiche commerciali neocolonialiste, dal saccheggio delle risorse minerarie e energetiche e dalla distruzione dell’ambiente.

Non sono le migrazioni a provocare la crisi economica che interessa l’Europa, ma sono proprio le politiche europee a generare disoccupazione e precarietà, eliminare i servizi pubblici e provocare tagli sociali.


Noi Donne in Nero contro la Guerra di diverse città europee:

-       Denunciamo la manipolazione e falsità del discorso che attribuisce alle migrazioni la causa della crisi sociale e economica in Europa nascondendone le vere responsabilità.
-       Rifiutiamo le politiche di odio e discriminazione e il razzismo istituzionale che esclude e respinge.
-       Ci impegniamo a mantenere una solidarietà attiva con le persone che ora subiscono questa situazione e a considerarle una parte integrante delle nostre società.

Vogliamo un’Europa che si impegni a:

-       realizzare la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, specialmente la libertà di movimento, assicurando alle persone migranti e rifugiate gli stessi diritti e opportunità di chi abita in Europa;
-       porre fine alla vendita di armi ai paesi in guerra e al saccheggio delle risorse dei paesi africani;
-       cessare le espulsioni, stabilire corridoi di viaggio sicuri per le persone in fuga dalle guerre e attuare politiche che prevedano l’ingresso legale dei cosiddetti migranti economici;
-       non giudicare e perseguire come un crimine la solidarietà con le persone rifugiate e migranti.

Donne in Nero
Padova 22  maggio 2019

donneinnero.padova@gmail.com

controlaguerra.blogspot.it

RICORDANDO MELITA


11 aprile 2019



Nel 1916 Susan Glaspell ­– scrittrice e drammaturga americana, tra le fondatrici del Provincetown Players e vincitrice del premio Pulitzer per il teatro nel 1931 – sulla base di un caso giudiziario che aveva seguito come giornalista sedici anni prima, pubblicò un racconto con il titolo A Jury of Her Peers (trad. it., Una giuria di sole donne, Palermo 2006). 
L’opera ebbe immediatamente un grandissimo successo ed è tuttora oggetto di studio e discussione nei corsi e nei seminari di discipline giuridiche. Essa narra la storia Minnie Foster, una donna maltrattata dal marito, John Wright, tratta in arresto perché sospettata di averlo strangolato nel sonno con una grossa corda.
Nella casa isolata costruita in una conca, dove “anche i pioppi sparsi tutto intorno parlavano di solitudine”, si recano lo sceriffo e il procuratore accompagnati dalle rispettive mogli. Rimaste sole nella cucina, le due donne colgono i segni della disperazione di Minnie e si rammaricano di non aver saputo offrire aiuto a Minnie permettendo che vivesse isolata in balìa di un marito violento.
L’idea che le donne abbiano bisogno del sostegno di una comunità femminile che sappia vedere e proteggere, di una filosofia legale alternativa che sappia riconoscere la violenza e sfidare le categorie giuridiche convenzionali, è alla base della riflessione femminista contemporanea sui temi della giustizia in rapporto alla violenza contro le donne.

PRATICHE DI GIUSTIZIA FEMMINISTA

Proseguono gli incontri del gruppo di riflessione e pratica di giustizia femminista che si tengono a Lìbrati la seconda domenica del mese. Gli incontri si svolgono liberamente, sono pensati come momenti di presa di parola pubblica e ascolto sulle esperienze di ingiustizia, violenza, discriminazione che ciascuna donna vive e sperimenta nella vita quotidiana. La pratica della presa di parola e dell’ascolto si inseriscono quindi in una riflessione che serve ad avere consapevolezza della vita che viviamo nelle nostre relazioni con gli uomini e con il mondo.
La riflessione su di noi si è articolata ponendo l’attenzione sul come agiscono parole e i silenzi all’interno di relazioni famigliari o di coppia sbilanciate sul potere e la prevaricazione. Il silenzio talvolta è parola: il silenzio parla e non va frainteso ma compreso.
Abbiamo riflettuto e capito che le parole non sono una strada facile. Parlare comporta delle trasformazioni che non sono mai indolori. A volte la parola è una scelta, a volte è un passaggio obbligato, spesso è una strettoia. Parlare è insieme possibilità e perdita, comunque strada irrevocabile.

Il senso degli incontri e del nostro stare insieme parlando e ascoltando è capire il mondo, le donne, migliorare il mondo, dare giustizia alle donne che hanno vissuto un torto, una violenza, una discriminazione, un’ingiustizia promuovendo la relazione tra noi come strada per far sì che parola non significhi solitudine.


L’incontro è aperto a tutte le donne.


05 aprile 2019

Donne in Nero e Centro Pandora
invitano alla proiezione di

SULLE SUE SPALLE
un film di Alexandria Bombach

10 aprile 2019 alle 20.30
Sala Fronte del Porto
via Santa Maria Assunta, 20

Ingresso libero

Nadia Murad, Premio Nobel 2018 per la Pace, è una sopravvissuta: aveva appena 20 anni la notte del 3 agosto 2014, quando l’Isis attaccò Sinjar, la sua città natale, e sterminò la sua famiglia insieme a gran parte della popolazione di fede Yazidi. Lei fu catturata, subì ogni genere di violenza e solo per una coincidenza riuscì a mettersi in salvo.
Ora Nadia è diventata il volto di un popolo dimenticato e, giorno dopo giorno, combatte una battaglia difficile e dolorosa, quella per la memoria. Dai campi di profughi in Grecia ai raduni di sopravvissuti a Berlino, dal Parlamento canadese alla sede della Nazioni Unite, questa ragazza giovanissima continua a raccontare la sua storia e trova il coraggio di ripercorre ancora una volta quei momenti terribili, riaprendo ferite recenti. Perché quanto è accaduto e sta tuttora accadendo non passi sotto silenzio. Perché la sua voce diventi il grido di speranza di un intero popolo.
Il film "Sulle sue spalle" la segue in questo suo impegno per la giustizia.