Come donne in nero di Padova desideriamo condividere informazioni e riflessioni intorno alla guerra.

Crediamo che la guerra mostri oggi la sua totale crudeltà e inutilità.

31 ottobre 2018

QUANDO LA LEGGE PRODUCE MORTE, VIOLENZA, DISCRIMINAZIONE, DISOBBEDIRE È UN DOVERE

“Vi auguro di avere il coraggio di restare soli e l’ardimento di restare insieme, sotto gli stessi ideali. Di poter essere disobbedienti ogni qual volta si ricevono ordini che umiliano la nostra coscienza. Di essere così ostinati da continuare a credere, anche contro ogni evidenza, che vale la pena di essere uomini e donne”
                                                                Mimmo Lucano, sindaco di Riace

La criminalizzazione delle ong nel Mediterraneo, la chiusura dei porti e delle frontiere, l’accanimento giurato, dal ministro degli interni in persona, contro l’esperienza di accoglienza di Riace, le discriminazioni verso cittadini “non italiani”, tutto ciò chiede ed esige disobbedienza civile. Non riguarda solo “gli altri”, gli “stranieri”, i “diversi”. Riguarda noi, le nostre vite. Questa ondata di odio sta già dilagando: sulle case occupate dai senza tetto, sui centri sociali, sulle Case e i Centri delle donne, su ogni iniziativa in difesa dei diritti delle persone..

C’è un momento in cui, nel vuoto della politica e delle istituzioni, bisogna assumersi la responsabilità di dire di no e persone, associazioni, comuni, cominciano a mobilitarsi. Ricordiamo, oltre a Riace, alcuni altri esempi:

-  - Nel Mediterraneo, dove negli ultimi 4 mesi sono morte oltre 800 persone, ora naviga "MEDITERRANEA", la nave organizzata da associazioni e persone che credono che soccorrere non è un crimine, ma un dovere.
-   - Altri paesi del sud, oltre a Riace, praticano l’accoglienza; ricordiamo solo Badolato dove gli abitanti diedero le chiavi dello loro case sfitte ai profughi curdi lì sbarcati.
-   - A Lodi, dove la sindaca leghista negava l’accesso alla mensa e al trasporto scolastico ai bambini stranieri, in poche ore una straordinaria sottoscrizione ha raccolto 60.000 euro.
-   - In tutta Italia le donne si mobilitano contro il Decreto Pillon che attacca le conquiste ottenute dai movimenti femministi nell’ambito del diritto e della giurisprudenza sulla famiglia e la violenza domestica.


Mercoledì 7 novembre alle 17.30 saremo in piazzetta Garzeria a Padova 
per ribadire che:
di fronte all’incitamento all’odio, che genera violenza, razzista e sessista, di fronte a provvedimenti repressivisi, a leggi che calpestano la nostra costituzione, si può sempre dire di no, restare umani, per continuare a guardare oltre e ad abbattere ogni recinto, per continuare a costruire, a intessere relazioni con cui sconfiggere la paura, insieme.

Quando la giustizia non coincide con la legalità,
bisogna stare dalla parte della giustizia.
Si chiama disobbedienza civile.

Donne in Nero
Padova 7 novembre 2018

donneinnero.padova@gmail.com


10 ottobre 2018

VERSO UNA GIUSTIZIA FEMMINISTA

Centro Pandora, Centro Veneto Progetti Donna, Donne in Nero e Librati invitano a un incontro per  riflettere insieme sulle molteplici violenze che subiscono le donne e cercare insieme quali risposte dare al loro bisogno di giustizia.
Ragioneremo insieme di giustizia femminista, del valore della presa di parola pubblica e delle possibili pratiche di cambiamento.

Abbiamo invitato delle ospiti - Tamar Pitch e Annarosa Buttarelli - perché ci aiutino nella riflessione con la loro competenza e la loro esperienza.

Tamar Pitch è professoressa ordinaria di Filosofia del diritto presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Perugia, dove insegna anche Sociologia del diritto e Femminismo giuridico. È socia fondatrice e vice-presidente dell’associazione delle giuriste italiane. A lei si devono libri importantissimi per lo sviluppo delle ricerche sul rapporto tra diritto/diritti e femminismo nell’ambito della filosofia e della sociologia del diritto. Tra le sue numerose pubblicazioni ricordiamo: T. Pitch, Un diritto per due. La costruzione giuridica di genere, sesso, sessualità, Il Saggiatore (1998); I diritti fondamentali: differenze culturali, disuguaglianze sociali, differenza sessuale, Giappichelli (2004); La Società della Prevenzione, Carocci (2006); Contro il Decoro. L’uso pubblico della pubblica decenza, Laterza (2013).

Annarosa Buttarelli insegna Filosofia della storia all’Università di Verona e dal 1988 fa parte della Comunità filosofica Diotima. Impegnata da anni nel pensiero e nella politica della differenza, è autrice di numerosi saggi e curatele, tra cui Duemilaeuna. Donne che cambiano l’Italia, (Pratiche 2000); Una filosofa innamorata. María Zambrano e i suoi insegnamenti (Bruno Mondadori 2004); Il pensiero dell’esperienza, con Federica Giardini (Baldini Castoldi Dalai 2008), Sovrane. L’autorità femminile al governo, il Saggiatore, Milano 2017.

VI ASPETTIAMO!




07 settembre 2018

CONTRO L’INDIFFERENZA, DALLA PARTE DELL’UMANITÀ


"Intorno a noi si vedono cose che nella mia mente suonano come già sentite. C'è una violenza, adesso, nelle persone che da tempo non rilevavo… Io che ho vissuto Auschwitz sulla mia pelle, vi avverto: attenti a questa campagna d’odio".

Liliana Segre


è disumano abbandonare i migranti in mare e impedirne il soccorso.
è disumano fomentare odio verso chi ha solo il desiderio di vivere meglio,
o semplicemente sopravvivere.
è disumano speculare politicamente sulla tragedia di uomini e donne in fuga
in balia di bande di trafficanti.
è disumano alimentare paure, odio e falsità:
-      in Italia non c’è un’invasione: dall’inizio del 2017 a giugno 2018 sono arrivate 135.935 persone (dati UNHCR), poco più dello 0,2% della popolazione italiana;
-      le vere emergenze sono le guerre, le dittature, le carestie e la fame, da cui fuggono molte delle persone che cercano di raggiungere l’Italia e l’Europa. E sono emergenze in gran parte dovute alle politiche neo-coloniali dell’Occidente;
-      la vera emergenza sono le 34371 persone morte o disperse nel canale di Sicilia negli ultimi 15 anni, vittime del rifiuto di concedere loro regolari visti di ingresso.



Davanti a scelte di governo così disumane e irresponsabili non possiamo stare in silenzio, non perché siamo “buone” ma perché vogliamo continuare ad essere umane e razionali. Diciamo:

NON IN NOSTRO NOME :

respingimenti e violenze sui migranti
navi bloccate, porti e frontiere chiusi
difesa privata armata
armi italiane alla Libia
discredito e divieto di operare per le ONG
xenofobia e razzismo!
mala accoglienza, sfruttamento dei migranti
schedatura e discriminazione di rom, sinti, poveri, senza fissa dimora

Restiamo umane! Restiamo umanI!

Tutti, “noi” e “gli altri”, abbiamo bisogni, paure, desideri; solo imparando a conoscerci e a vivere insieme potremo sentirci TUTTI e TUTTE più sicuri e NON AVERE PAURA.

Manifestiamo in nero e in silenzio 
mercoledì 12 settembre dalle 18 alle19
a Padova in Piazzetta della Garzeria


Donne in Nero – Padova


06 settembre 2018

PARLIAMO DI GIUSTIZIA FEMMINISTA CON LEPA MLAĐENOVIĆ


L’approccio femminista alla giustizia implica che il razionale e l’emotivo hanno uguale valore; per esempio, che una sentenza di tribunale è importante per la giustizia quanto l’opportunità per le superstiti di incontrarsi e danzare insieme. È a partire dal benessere delle donne che hanno subito ingiustizie che si misura cos’è la giustizia.
                                                              Lepa Mlađenović

Donne in Nero, Centro Pandora, Librati, Centro Veneto Progetti Donna

invitano

venerdì 14 settembre alle17
presso la Libreria delle donne, Librati
(Via S. Gregorio Barbarigo, 91, Padova)

L’incontro si colloca nell'ambito del percorso sulla giustizia femminista costruito lungo questi mesi a Librati all'interno del gruppo di riflessione politica "Il femminismo che è stata la mia festa".





Lepa Mlađenović è un'attivista femminista, lesbica che si batte contro la guerra. Lavora come consulente femminista per le donne vittime di violenza maschile di guerra a Belgrado. Dal 1991, inizio della guerra nell'ex-Jugoslavia, entra a far parte delle Donne in Nero contro la guerra, gruppo femminista antifascista e contro la guerra che si opponeva al regime serbo.
Come femminista radicale e insieme ad altre femministe ha fondato a Belgrado un centro di consulenza e aiuto per le donne vittime della violenza maschile - che in seguito è diventato l'Autonomous Women's Center.
E' attiva anche sul piano internazionale, all'interno dei seguenti network internazionali quali: LFA (Lesbian feminist activist), FLIPSUR (Feminist list against rape in war in territory of Yugoslavia), LQ_FEAST (Lesbians and queer feminist list of Europe). Ha contribuito alla creazione del Tribunale delle donne dei Balcani.

VI ASPETTIAMO!