Come donne in nero di Padova desideriamo condividere informazioni e riflessioni intorno alla guerra.

Crediamo che la guerra mostri oggi la sua totale crudeltà e inutilità.

02 dicembre 2022

 




Fuori la guerra dalla storia




In questa guerra, come in tutte le guerre, si esprime tutta la violenza del sistema patriarcale, davanti a noi ci sono morti , sofferenze, aggressioni, devastazioni di interi territori, stupri.

La guerra ha interrotto relazioni tra stati e minato le relazioni tra le persone all’interno delle societa’ e con lo spettro dell’uso delle armi nucleari minaccia l’estinzione di tutta la nostra specie.


La guerra va fermata subito, con la cessazione delle ostilità e l’avvio di trattative.


La pace richiede di ripensare l’impossibile per creare qualcosa di nuovo: un mondo che sceglie il dialogo e la diplomazia e “ ripudia la guerra come strumento di risoluzioni delle controversie internazionali”.


Appoggio e solidarietà a tutte le vittime


Sostegno alle donne iraniane, afghane, russe, ucraine, curde, palestinesi e a tutte le donne che lottano per la libertà in tutto il mondo


Sostegno a tutti gli obiettori di coscienza e ai disertori


Riduzione delle spese militari :appoggiamo l’appello dei 50 Nobel per la riduzione delle spese militari del 2%


Eliminazione delle armi nucleari : sottoscrizione del trattato ONU per la Proibizione delle armi nucleari( TPNW)


Opposizione all’argamento della Nato


Trasformazione delle “Forze Armate” in “corpi civili di pace” per l’intervento non violento dei conflitti





Padova 14 dic 2022 Piazzetta Garzeria dalle 17 alle 18


Donne in Nero

18 novembre 2022

 




Fuori la guerra dalla storia




In questa guerra, come in tutte le guerre, si esprime tutta la violenza del sistema patriarcale, davanti a noi ci sono morti , sofferenze, aggressioni, devastazioni di interi territori, stupri.

La guerra ha interrotto relazioni tra stati e minato le relazioni tra le persone all’interno delle societa’ e con lo spettro dell’uso delle armi nucleari minaccia l’estinzione di tutta la nostra specie.


La guerra va fermata subito, con la cessazione delle ostilità e l’avvio di trattative.


La pace richiede di ripensare l’impossibile per creare qualcosa di nuovo: un mondo che sceglie il dialogo e la diplomazia e “ ripudia la guerra come strumento di risoluzioni delle controversie internazionali”.


Appoggio e solidarietà a tutte le vittime


Sostegno alle donne iraniane, afghane, russe, ucraine, curde, palestinesi e a tutte le donne che lottano per la libertà in tutto il mondo


Sostegno a tutti gli obiettori di coscienza e ai disertori


Riduzione delle spese militari :appoggiamo l’appello dei 50 Nobel per la riduzione delle spese militari del 2%


Eliminazione delle armi nucleari : sottoscrizione del trattato ONU per la Proibizione delle armi nucleari( TPNW)


Opposizione all’argamento della Nato


Trasformazione delle “Forze Armate” in “corpi civili di pace” per l’intervento non violento dei conflitti





Padova Piazzetta Garzeria dalle 17 alle 18


Donne in Nero

15 aprile 2022

 

Insieme alle femministe russe diciamo

No alla guerra

Mosca, 1 marzo, Manifesto pubblicato dalle femministe russe

La Russia ha dichiarato guerra ai suoi vicini. Non ha concesso all'Ucraina il diritto all'autodeterminazione né alcuna speranza di vivere in pace.

Come cittadine russe, e come femministe, condanniamo questa guerra. Il femminismo come forza politica non può stare dalla parte di una guerra di aggressione e di occupazione militare.

Guerra significa violenza, povertà, migrazioni forzate, vite spezzate, insicurezza e mancanza di futuro. È inconciliabile con i valori e gli obiettivi essenziali del movimento femminista. La guerra esaspera la disuguaglianza trai sessi e riporta indietro di molti anni le conquiste dei diritti umani delle donne, e non solo. La guerra porta con sé non solo la violenza delle bombe e dei proiettili, ma anche la violenza sessuale: come dimostra la storia, durante la guerra il rischio di essere violentata aumenta moltissimo, per qualsiasi donna.

L'attuale guerra, come dimostrano i discorsi di Putin, viene combattuta anche sotto la bandiera dei "valori tradizionali" dichiarati dagli ideologi del governo …che includono la disuguaglianza tra uomini e donne, lo sfruttamento delle donne e la repressione statale contro coloro il cui stile di vita, l'autodeterminazione e le azioni non sono conformi alle strette norme patriarcali.

Oggi le femministe sono una delle poche forze politiche attive in Russia. Per molto tempo, le autorità russe non ci hanno percepito come un movimento politico pericoloso, e quindi siamo state temporaneamente meno colpite dalla repressione statale rispetto ad altri gruppi politici.

Chiediamo ai gruppi femministi russi e alle singole femministe di unirsi alla Resistenza Femminista Anti-Guerra e di unire le forze per opporsi attivamente alla guerra e al governo che l'ha iniziata.

Chiediamo anche alle femministe di tutto il mondo di unirsi alla nostra resistenza.”

Fino alla fine di questa guerra saremo in piazza tutti i mercoledì pomeriggio in nero, in silenzio, con un fiore bianco in mano

Per una cessazione immediata del fuoco al fine di salvare il più possibile di vite umane e ridurre la distruzione dell’ambiente

Perché il nostro governo e l’UE conducano una negoziazione forte e convinta

PER DIRE NO all’invio di aiuti militari, che servono solo a prolungare l’agonia della popolazione, ad aumentare la violenza e ad accrescere l’odio tra vicini

PER DIRE NO all’aumento delle spese militari fino al 2% del PIL, che porterà dai circa 25 miliardi di € annui = 68 milioni di € al giorno di oggi, a circa 38 miliardi di € annui = 104 milioni di € al giorno di domani


SE VUOI LA PACE PREPARA LA PACE


Aprile 2022 Donne in Nero di Padova

13 marzo 2022

 


SUBITO TUTTI I CAPI DI STATO IN CONFERENZA DI PACE A KIEV

solo la trattativa può fermare la guerra


Al Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella

Al Presidente del Consiglio Italiano, Mario Draghi

Alla Presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola

Alla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen

Al Segretario Generale dell’ONU Antonio Guterres


Il pacifismo non può restare in silenzio, non nel ventunesimo secolo. Gandhi ce l’ha insegnato: ci si può opporre alla guerra senza accettare la contrapposizione armata. Egli offriva la sua presenza fisica, il suo corpo disarmato per fermare i britannici in armi che occupavano il suo Paese.

Come donne e come uomini che desiderano vivere in pace, chiediamo al governo italiano, ai governi degli altri Paesi e soprattutto all’ONU di seguire il suo esempio e di prendere posizione in modo chiaro e coraggioso per porre fine immediatamente alla guerra in Ucraina e per allontanare il pericolo di una terza guerra mondiale, certamente nucleare. Avanziamo per questo una proposta: l’ONU, il cui scopo principale è mantenere la pace nel mondo, imponga innanzitutto al presidente della Federazione Russa Vladimir Putin di porre fine al massacro crudele e inammissibile del popolo ucraino. D’altra parte, pur riconoscendo il pieno diritto dell’Ucraina a difendersi con la straordinaria capacità di resistenza, che sta dimostrando, l’ONU chieda al presidente Zelensky, capo di un governo legittimo in carica, di tentare una via diversa da quella delle armi e di convocare i governi di tutto il mondo a una Conferenza di Pace a Kiev, con tutti i capi di stato presenti fisicamente sul posto per dare il via a un confronto che cambi le regole della convivenza fra i popoli sul pianeta Terra.

CHIEDIAMO A TUTTI I CAPI DI STATO DI CONVERGERE DI PERSONA IN UCRAINA E RESTARE SU QUEL TERRITORIO FINCHÉ SARÀ NECESSARIO: NESSUNO OSERÀ BOMBARDARE I CAPI DI STATO RIUNITI. Se i Paesi di tutto il mondo vogliono dimostrare di non essere soltanto asserragliati sui propri interessi e sugli interessi delle multinazionali, sbandierando la pace senza agire veramente per ottenerla, devono accogliere questo appello: SI RIUNISCANO TUTTI IN CONFERENZA DI PACE NELLA CAPITALE UCRAINA. Soltanto questo può portare a un reale cessate il fuoco e costituire inoltre un’occasione per concordare le regole della convivenza pacifica fra i popoli in ogni luogo della Terra, uscendo dalla logica degli imperi e delle zone d’influenza.

Questa conferenza di pace dovrebbe infatti portare a:

  • riconoscere il diritto all’indipendenza e all’autodeterminazione dei popoli sul loro territorio e concordare gli strumenti che lo garantiscano effettivamente;

  • mettere al bando ovunque le armi nucleari;

  • prendere in considerazione l’appello di 50 premi Nobel, di ridurre del 2 per cento le spese militari in ogni Paese per 5 anni, appello ratificato dal consiglio comunale di Padova, destinando i fondi risparmiati alla salute e al benessere dei propri cittadini e alla cooperazione internazionale;

  • dichiarare inammissibile il principio secondo cui un Paese può asservirne un altro pretendendo di avere una propria “zona d’influenza”, essendo questa una inaccettabile limitazione della libertà dei popoli;

  • che le donne siano parte attiva ai tavoli delle trattative.


La Casa delle donne di Padova (Italia)

Donne in Nero Padova (Italia)

IMMEDIATELY ALL HEADS OF STATE AT THE KIEV PEACE CONFERENCE. Only negotiations can stop the war.



To the President of Italian Republic, Sergio Mattarella

To the President of the Italian Council of Ministers, Mario Draghi

To the President of European Parliament, Roberta Metsola

To the President of European Commission, Ursula von der Leyen

To the General Secretary of UN, Antonio Gutierres


Pacifism cannot be silent, not in the XXI century. Gandhi taught us that. You can oppose war without accepting the armed conflict. He offered his physical presence, his disarmed body to stop the British in arms who were occupying his Country. As women and men who wish to live in peace, we ask the Italian government, the government of other countries and above all the UN, to follow his example and take a clear and brave position to stop the war in Ukraine immediately, in order to keep at distance the risk of a world war, no doubt nuclear.

In this respect we propose that:

  • United Nations, whose paramount aim is to keep peace in the world, impose first of all to the President of Russian Federation Vladimir Putin to put an end to the cruel and inacceptable massacre of the Ukrainian people. On the other hand, while recognizing that Ukraine is within its right to withstand with the extraordinary capacity of resistance, which it is showing, UN ask President Zelensky, head of the Ukrainian current official government, to try a different path from that of weapons and to convene a Peace Conference in Kiev with all the world governments and heads of state in presence, to set up a dialogue that changes the rules of coexistence among the peoples of planet earth.


  • We ask all the heads of state to converge in Ukraine in person and stay there for as long as necessary: NOBODY WILL DARE BOMBING THE HEADS OF STATE GATHERED THERE. If all the Countries of the world want to show that they are not barricaded in defence of their own interests and the interests of multinational companies, trumpeting about peace without really acting to achieve it, they must welcome the appeal: ALL MEET FOR A PEACE CONFERENCE IN THE CAPITAL OF UKRAINE. This is the only way to agree on a ceasefire and be also an opportunity to agree on the peaceful coexsistence among the peoples in every place of the earth, out of the logic of empires and zones of influences.


This conference should lead to:


  • Ban nuclear weapons everywhere;

  • Take into account the appeal of 50 Noble laureates to reduce military budget of 2% for 5 years in all the countries. The appeal was ratified by Padua City Council, earmarking the saved funds for international cooperation and for the citizens’ health and welfare;

  • Declare inadmissible the principle according to which a Country can subjugate another claiming to have its own “zone of influence”, which is an intolerable restriction on peoples’ freedom.

  • be women active participants in the negotiation tables.


La Casa delle Donne di Padova (The Padua House of Women)

Donne in Nero di Padova (Padua Women in Black)


11 marzo 2022

La Casa delle donne di Padova e
Donne in Nero


propongono un incontro aperto


FUORI LA GUERRA
DALLA STORIA!
Come possono le donne del XXI secolo
far sentire la loro voce?


VENERDì 11 MARZO ORE 20,30
FORNACE CAROTTA - VIA SIRACUSA


L’incontro sarà in presenza e in collegamento Zoom al link:
https://us02web.zoom.us/j/85476804664?pwd=YXY2RW5YTEJVQVZGaXdPN3E4dEt0Zz09


Interverrà Irina Garshenina dell’associazione
Ucraina Insieme


Hanno aderito i gruppi/associazioni: Assopace, Alice per i DA,
Centro Pandora, Centro Veneto Progetti Donna, Gruppo delle donne
di Ponte San Nicolò, Lottodognimese, Non Una Di Meno,
Padovadonne, Senonoraquando, Toponomastica femminile

27 febbraio 2022

 

Donne in Nero Centro Pandora
centropandorapadova@gmail.com- controlaguerra.blogspot.it

 
8 MARZO CON LE DONNE AFGHANE

“La guerra non restaura diritti, ridefinisce i poteri” (Hannah Arendt)

 
Negli ultimi decenni le condizioni di vita delle donne afghane
erano migliorate: si erano affermate in varie professioni, anche
come giornaliste, hanno ricoperto incarichi politici, si erano
liberate dell’obbligo di nascondere il proprio corpo, sono state
attive nelle Organizzazioni Non Governative, hanno creato Case
rifugio per le vittime di violenza ecc. soprattutto nelle città. Ma
è bastato poco, solo qualche mese, che, con il ritorno al potere
dei Talebani, le donne non possono più viaggiare, se non
accompagnate da un parente di sesso maschile, molte di loro non
possono tornare al lavoro, la maggioranza delle scuole
secondarie del Paese è chiusa per le ragazze. Le donne sono state
così ricacciate nell’invisibilità della casa e del Burqa.
L’Afghanistan, dopo un’inutile guerra condotta sotto la bandiera della “Libertà per le donne!”, è stato
riconsegnato ad un regime dispotico, sessista, misogino.

Come ovunque, anche in Afghanistan, i diritti conquistati, anche attraverso anni di lotte e sofferenze,
non sono mai definitivi, anzi è molto facile perderli

Di fronte alla brutalità di tali scelte, donne di tutte le età hanno dato vita a proteste e manifestazioni spontanee,
a Herat, Jalalabad, Mazar-i-Sharif, Kabul. Coraggiose e determinate, hanno sfidato un sistema di potere che
vorrebbe ricondurle alla completa sottomissione, all’invisibilità politica e culturale, al silenzio. I talebani
hanno reagito con violenza al loro protagonismo, picchiandole, minacciandole insieme ai familiari, mettendo
a rischio la loro vita. Gli stessi rischi corrono quelle donne coraggiose e determinate che nelle loro case
clandestinamente tengono corsi scolastici per ragazze. A tutte loro esprimiamo la nostra vicinanza e sollecita
partecipazione.

Rispondendo all’appello delle attiviste afghane di RAWA, come Donne in Nero ci rivolgiamo ai Paesi
dell’Unione Europea e in primis al Governo italiano che sono corresponsabili della disastrosa situazione
attuale e chiediamo con forza:

di dare supporto e protezione alle donne afghane in fuga, assicurando loro un’accoglienza dignitosa e
garantendo il rilascio di visti umanitari e l’accesso al diritto d’asilo;

di aprire corridoi umanitari e di favorire i ricongiungimenti familiari con chi vive in Europa;

di porre fine ai respingimenti dei richiedenti asilo bloccati lungo la Rotta balcanica;

di tutelare la vita di quanti e quante rimarranno in Afghanistan, sostenendo la loro richiesta di poter
esercitare i diritti umani, compreso il diritto all’autodeterminazione;

di porre fine al commercio di armi del complesso industriale militare, che trae profitto dalle guerre
in corso in Afghanistan e in altre parti del mondo.

 
SIT
-IN a PADOVA angolo via S. Fermo-Piazza Garibaldi
2 MARZO 2022 dalle 17.00 alle 18.00

 
Chi volesse contribuire ad aiutare le donne afghane anche con una piccola cifra può farlo con un

bonifico sul conto del CISDA (Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane onlus) specificando

ne
ll’oggetto “DONAZIONE LIBERALE EMERGENZA AFGHANISTAN”
BANCA POPOLARE ETICA agenzia via Scarlatti 31
Milano
IBAN: IT74Y0501801600000011136660

21 settembre 2021

 Per chiudere una falla

devi inserirvi ciò che la produsse.
Se con qualcosa d’altro vuoi richiuderla
ti si spalancherà sempre più grande.
Non puoi colmare un abisso
con l’aria».
Emily Dickinson
Vogliamo ringraziare tutte e tutti voi che avete testimoniato la vostra amicizia, il vostro affetto nei confronti di Marianita e che ci siete stati vicino in questi giorni. Non ci è stato possibile raggiungere ciascuna e ciascuno, quindi grazie! Ognuna e ognuno di noi ha conosciuto Marianita, ha condiviso con lei un tratto più o meno lungo di vita. Di questo camminare insieme restano tante cose – la condivisione del percorso, le discussioni per decidere la prossima tappa, l’assecondarsi a vicenda, gli imprevisti e le sorprese. Restano nonostante la «falla», restano nonostante lo smarrimento dell’assenza.
«Per fare un prato occorrono un trifoglio e un’ape», dice un’altra poesia di Emily Dickinson che Marianita amava molto:
«Un trifoglio e un’ape
E il sogno.
Il sogno può bastare
Se le api sono poche».
Francesco, Benedetto, Benedetta, Miriam, Anna, Bruna, Fidaa, Julia Amani



 Da oggi Marianita non è più con noi.

Non sentiremo la sua voce, non vedremo il suo volto. Non ci sarà più a incalzarci, a suggerire, ad ascoltare, a raccontare.
A meno di non volerla cercare nelle piccole cose belle di ogni giorno, nelle speranze e nelle sofferenze, in un paesaggio, in una pianta cresciuta nella crepa di un muro, in una storia letta o ascoltata, in un caffè del benvenuto, in un pasto condiviso. Nell’amicizia, nella sorellanza (direbbe senz’altro). In ogni voce che si alza per una giusta causa, nel silenzio di chi non ha più parole.
Negli occhi delle persone che amiamo.
Lì la troveremo, dove è sempre stata.

La vita – è il solo modo
per coprirsi di foglie,
prendere fiato sulla sabbia,
sollevarsi sulle ali;
essere un cane,
o carezzarlo sul suo pelo caldo;
distinguere il dolore
da tutto ciò che dolore non è;
stare dentro gli eventi,
dileguarsi nelle vedute,
cercare il più piccolo errore.
Un’occasione eccezionale
per ricordare per un attimo
di che si è parlato
a luce spenta;
e almeno per una volta
inciampare in una pietra,
bagnarsi in qualche pioggia,
perdere le chiavi tra l’erba;
e seguire con gli occhi una scintilla di vento;
e persistere nel non sapere
qualcosa d’importante.
Wisława Szymborska



28 marzo 2021

 

Alle donne, alle amiche e compagne turche che si oppongono alla decisione del loro governo di rigettare la Convenzione di Istambul,

desideriamo che vi arrivi tutta la nostra solidarietà e profonda partecipazione alla battaglia che state conducendo per porre fine al predominio degli uomini sulle donne. La vostra  è  anche la nostra lotta perchè in tutto il mondo le conquiste che con tanta fatica abbiamo raggiunto  sono minacciate e/o rigettate. Il sistema patriarcale non cede spazio al nostro diritto di decidere autonomamente della nostra vita e ci rigetta mute e impotenti nel silenzio della famiglia tradizionale. Proprio là dove si consuma la maggior parte delle violenze su di noi. Ancora una volta un sistema antidemocratico, nazionalista e bellicista vuole espropriarci del nostro corpo e della nostra libertà di scelta. Con voi, con le donne polacche, argentine e quant'altre non accettano tutele patriarcali continueremo a batterci per una società che rispetti i diritti e i desideri di donne e uomini  di vivere liberi  e diversi per  sesso, genere e orientamento sessuale.

DONNE IN NERO  CENTRO PANDORA    PADOVA




21 marzo 2021

 Il 17 gennaio 2021 la Rete DASI (Diritti Accoglienza Solidarietà Internazionale) FVG ha promosso la campagna "Tutte le vite valgono #rottabalcanica #norespingimenti” con la quale è stato avviato un digiuno a staffetta  a cui hanno partecipato oltre 300 persone residenti in diverse regioni d'Italia.


Ad oggi, la situazione in Bosnia continua ad essere senza prospettive per oltre 10.000 migranti, donne, uomini e minori, vista l'assenza di iniziative politiche da parte dell'Europa: non sono stati istituiti corridoi umanitari, né è stato consentito, ai confini, il transito alle persone migranti per poter presentare domanda di asilo. Continuano ad essere effettuati respingimenti informali, soprattutto in Croazia e in Slovenia, dove si registra un incremento di azioni  repressive delle forze di polizia e si ricorre all'uso di km di filo spinato lungo le frontiere.
Nemmeno l'Italia ha cambiato il suo comportamento, nonostante il Tribunale di Roma, con una sentenza del 18 dicembre scorso, abbia dichiarato “illegittimi” i respingimenti attuati al confine italo-sloveno, in quanto palesemente in contrasto con la Costituzione della Repubblica e la legislazione europea.

La grande adesione alla campagna “Tutte le vite valgono”, che ha coinvolto, oltre al Friuli Venezia Giulia,  associazioni e persone del Veneto, della Lombardia, dell'Emilia Romagna, della Toscana, con qualche sostenitore anche in Basilicata, Puglia e Sicilia, ci spinge (anche su proposta di alcune/i di voi) a immaginare la realizzazione di una iniziativa comune.  Potrebbe essere effettuata a metà aprile  in molte città, nella stessa giornata e nel medesimo orario (un sabato mattina?), con l'utilizzo dei cartelli della campagna #rottabalcanica #norespingimenti. Dalle differenti piazze e luoghi di ritrovo si potrebbe realizzare un collegamento via web con alcuni interventi significativi delle/dei partecipanti.

Vogliamo provarci? In questi giorni abbiamo ricevuto a tale riguardo sollecitazioni e disponibilità incoraggianti.

PER COORDINARE INSIEME QUESTA INIZIATIVA, vi proponiamo di incontrarci on line martedì 23 marzo dalle 18 alle 19.30, utilizzando un collegamento Zoom (cliccando sul link sotto riportato).
Vi aspettiamo!

Rete DASI (Diritti Accoglienza Solidarietà Internazionale) FVG

20 marzo 2021

                                                     TUTTE LE VITE VALGONO


 Le Donne in nero di Padova aderiscono al digiuno, già iniziato a metà gennaio, per denunciare le responsabilità dell'Europa e dell'Italia nella grave situazione che riguarda i migranti in cammino lungo la rotta balcanica. Insieme  ad altre donne ed uomini a Padova inizieremo il digiuno a partire 23 Marzo fino al 31 Marzo.


                                                            # ROTTA BALCANICA

                                                             #NO RESPINGIMENTI
















16 marzo 2021

 Le donne in nero di Padova  aderiscono al digiuno a staffetta, iniziato a metà gennaio, per denunciare le responsabilità dell'Europa e dell'Italia nella grave situazione che riguarda i migranti in cammino lungo la rotta balcanica. 

Inizieremo il 23 marzo assieme  ad altre ed altri

 

                 Rete Diritti Accoglienza Solidarietà Internazionale FVG

#rottabalcanica #norespingimenti

 

Tutte le vite valgono!

In Bosnia migliaia di migranti, in cammino lungo la Rotta balcanica, rischiano di morire per stenti e assideramento mentre  vengono respinti ai  diversi confini

 

            In questo rigido inverno, nel mezzo di una drammatica pandemia che colpisce soprattutto i più poveri e deboli, si consuma, a poche centinaia di chilometri dal confine orientale italiano, l’ennesimo fallimento della politica che dovrebbe tutelare la vita di ogni essere umano. Da settimane, nell’area di Bihać, in Bosnia, dopo la chiusura e l’incendio della tendopoli di Lipa, migliaia di giovani afghani, iracheni, pachistani, siriani, africani, da anni bloccati lungo la Rotta balcanica, vagano nei boschi e nelle campagne, rischiando la morte per stenti e assideramento. Nel rimpallo delle responsabilità tra il governo centrale della Bosnia e quello cantonale, nessuna soluzione è stata ancora individuata. I migranti abbandonati di Lipa si aggiungono alle migliaia di  uomini e donne precariamente sistemati nei diversi campi della Bosnia nord occidentale, dove è in atto un' emergenza umanitaria.

            Denunciamo le responsabilità dell’Europa e del nostro Paese nell’attuazione dei respingimenti a catena, chiamati “riammissioni informali”, messi in atto da Italia, Slovenia e Croazia nei confronti dei migranti. Si tratta di dispositivi illegittimi, attivati dalle polizie di frontiera, finalizzati a ricondurre in Bosnia uomini, donne e minori che aspirano a una protezione umanitaria, dopo aver tentato, a volte per anni, di attraversare i Balcani. Questi migranti, spesso rappresentati come possibili propagatori del Covid-19, sono deliberatamente esclusi dall’Europa, che stanzia cospicui finanziamenti (quasi 100 milioni di euro) per tenerli fuori dai propri confini anziché attuare, nei loro confronti, politiche di accoglienza, integrazione e tutela sanitaria.

 

Di fronte a tale situazione, oltre alla raccolta di fondi per interventi umanitari, sentiamo il bisogno di un coinvolgimento più profondo nelle vicende che riguardano  migliaia di persone bloccate lungo la Rotta balcanica.

 

Rifacendoci ai principi ispiratori  dell’azione politica nonviolenta

da domenica 17 gennaio  ci alterneremo in un digiuno

che coinvolgerà ogni giorno più persone per:

 

         chiedere a tutti i Governi dell’Unione Europea e in primis al Governo italiano di  porre immediatamente fine ai respingimenti tra Italia, Slovenia e Croazia, a causa dei quali migliaia di persone vengono rigettate in Bosnia, dopo aver subito violenze e vessazioni ampiamente documentate, in aperta violazione delle leggi europee e della Costituzione della nostra Repubblica che tutelano il diritto d’asilo;

 

         attuare un piano di ricollocamento tra tutti i Paesi UE dei rifugiati bloccati in Bosnia che permetta una effettiva protezione e alleggerisca la Bosnia, Paese con risorse limitate ed ancora diviso al proprio interno, delle responsabilità che la UE non vuole assumersi;

 

         aiutare la Bosnia a realizzare un progressivo programma di accoglienza e protezione dei rifugiati adeguato alle sue possibilità, escludendo la creazione, finora invece favorita, dei campi di confinamento nei quali isolare i rifugiati in condizioni indegne.

 

Il digiuno coinvolgerà ogni giorno donne e uomini che da diverse località si alterneranno nell’arco delle settimane. Ci auguriamo che l’iniziativa, avviata in Friuli Venezia Giulia, possa essere condivisa da persone,  associazioni, movimenti, che in Italia sono impegnati nella difesa dei diritti umani nell’area balcanica e ovunque in Italia e nel mondo.

                                      

Per partecipare al digiuno inviate la vostra adesione a: retedirittifvg@gmail.com

 

indicando il Comune di residenza, la professione o il ruolo sociale/istituzionale,  allegando una vostra foto con cartello e scritta #rottabalcanica #norespingimenti o un video di max 30 secondi in cui esporre il motivo  della vostra partecipazione. I materiali raccolti verranno pubblicati sul sito e le pagine FB della Rete DASI FVG.

 

Rete DASI FVG: http://sconfini.net/