Come donne in nero di Padova desideriamo condividere informazioni e riflessioni intorno alla guerra.

Crediamo che la guerra mostri oggi la sua totale crudeltà e inutilità.

06 novembre 2012

Storia di Mah Gul, una delle tante donne afghane la cui vita non è migliorata, anzi, dopo 11 anni di guerra per liberarle...


Il mondo non ha tremato
30 ottobre 2012 di Noorjahan Akbar, attivista per i diritti delle donne, corrispondente dall’Afghanistan per «Safeworld»; traduzione di Maria G. Di Rienzo.

Mah Gul era una giovane donna di Herat, in Afghanistan. E’ stata decapitata dalla famiglia di suo marito, nell’ottobre 2012, perché rifiutava di prostituirsi. Aveva vent’anni.

Quando Mah Gul è stata decapitata, nessuno ha acceso una candela.
Nessuno ha pregato per lei. Nessuno l’ha fotografata.
Nessuno ha affisso manifesti con il suo nome e la sua immagine, in città.
Nessuno ha registrato la storia della sua vita, i suoi sogni, la sua felicità, la sua tristezza, il suo sorriso o il modo in cui guardava.
Quando Mah Gul è stata decapitata, nessuno l’ha lodata per la sua integrità, per il suo coraggio, per la sua moralità.
Quando Mah Gul è stata decapitata, i miei amici su Facebook stavano scrivendo dei loro cibi preferiti e dei loro giorni difficili.
Quando Mah Gul è stata decapitata, ragazzi afgani spensierati stavano dicendo “sgualdrina” a una ragazza.
Quando Mah Gul è stata decapitata, i talebani stavano usando donne come scudi umani per portare i loro feriti negli ospedali.
Quando Mah Gul è stata decapitata, stanchi poliziotti afgani stavano fumando una sigaretta in cima alla collina di Maranjan.
Quando Mah Gul è stata decapitata, un poeta scriveva della fragranza delle labbra del suo amore.
Quando Mah Gul è stata decapitata, i giornali discutevano del dibattito presidenziale in America.
Quando Mah Gul è stata decapitata, un soldato in Afghanistan stava scrivendo una lettera al figlio.
Quando Mah Gul è stata decapitata, insegnanti afgani stavano riscrivendo una storia noiosa e storta sulle lavagne.
Quando Mah Gul è stata decapitata, una prostituta di Kabul si appoggiava a un muro freddo, piangendo di fame.
Quando Mah Gul è stata decapitata, la televisione afgana trasmetteva soap-opere provenienti dall’India.
Quando Mah Gul è stata decapitata, il nostro vicino stava ancora picchiando la sua siasar. (1)
Quando Mah Gul è stata decapitata, le donne di Herat stavano appendendo camicie ad asciugare e speravano che, almeno quelle, avrebbero sperimentato della libertà.
Quando Mah Gul è stata decapitata, donne americane praticavano lo yoga per alleviare il loro stress.
Quando Mah Gul è stata decapitata, un “intellettuale” in Afghanistan ha commentato su come le donne indossino sciarpe più piccole, ora, e un mullah locale predicava sulle ragazze operaie che promuovono la prostituzione.
Quando Mah Gul è stata decapitata, Angelina Jolie non l’ha saputo.
Quando Mah Gul è stata decapitata, le nostre scolare non hanno indossato sciarpe nere di lutto per lei.
Quando Mah Gul è stata decapitata, il Presidente era impegnato.
Quando Mah Gul è stata decapitata, il mondo non ha tremato. In ogni parte del mondo, la gente segue la catena di montaggio della propria vita.
Quando Mah Gul è stata decapitata sua madre ha sorriso, perché sua figlia era, alla fine, libera.

(1) siasar: termine per “donna” o “moglie”.

UNA BREVE NOTA
Le traduzioni di Maria G. Di Rienzo sono riprese – come i suoi articoli – dal bellissimo blog lunanuvola.wordpress.com/.  Il suo ultimo libro è “Voci dalla rete: come le donne stanno cambiando il mondo”

03 novembre 2012

7 NOVEMBRE H 17.30 IN PIAZZETTA GARZERIA A PADOVA CONTRO SPESE MILITARI E LOGICA DI GUERRA


ARMI, ILLEGALITÀ E TANGENTI

SENZA ARMI E STRUTTURE MILITARI NON CI SAREBBERO  GUERRE

Nei mesi scorsi denunciavamo che il nostro governo, anche in questo momento di grave crisi economica,  sperpera risorse in spese militari.
Il bilancio delle forze armate nel 2011 è stato di 23 miliardi di euro.
Per la missione in Afghanistan si spendono più di 2 milioni di euro al giorno.
La Difesa aveva preventivato 12 miliardi di euro per l’acquisto di 90 cacciabombardieri F35. Ci sembrava che la spesa prevista fosse già altissima, invece si è aggiunto un aumento del 60% per cui ciascun F-35 anziché 80 milioni di dollari ne costerà 127: sarà un aumento di spesa di 3 miliardi e 200 milioni di euro.
Il rigore di Monti vale per esodati/e, pensionati/e, studenti, insegnanti, precari/e, ma non per le armi. 
Altra storia di armi. Di recente è stato firmato un accordo tra Italia e Israele che prevede da parte dell'Italia la fornitura di 30 aerei M346, un affare da circa 1 miliardo di dollari che saranno compensati da acquisti italiani dello stesso importo e dello stesso tipo: un satellite spia e due velivoli per la guerra elettronica. Tutto ciò in palese violazione della legge italiana, che vieta la vendita di armi a paesi in guerra e/o responsabili di gravi violazioni dei diritti umani: Israele occupa militarmente dal 1967 i Territori Palestinesi, ha violato decine e decine di Risoluzioni delle Nazioni Unite, mantiene la Striscia di  Gaza sotto assedio e appena una nave internazionale cerca di portare aiuti umanitari, navi e aerei militari israeliani la attaccano in acque internazionali sequestrando nave, passeggeri e beni trasportati. È già successo tre volte, e l'ultima è di qualche giorno fa.
Gli M346 sono prodotti da Finmeccanica, che è la maggiore azienda italiana nella produzione di armi e proprio in questi giorni a proposito di Finmeccanica stanno venendo alla luce brutte storie di corruzione. Sembra, da quanto si sa delle indagini in corso, che per ogni affare concluso ci sia un 11% che finisce in mazzette e tangenti.

Siamo molto preoccupate di questi fatti, perché se ne parla troppo poco, perché sembra che se ne ignori il peso e l'importanza, sia da parte dell'opinione pubblica che dei mezzi di comunicazione: così le decisioni rimangono soltanto nelle stanze del potere.
Ci opponiamo a scelte che non solo ricadono sulla nostra vita quotidiana, togliendoci risorse, ma ci imprigionano in una società sempre più militarizzata facendoci credere che accettare le armi, l'uso della violenza, la guerra sia un male inevitabile.


La nostra visione è quella di un mondo di pace.
Rifiutiamo di vivere nel terrore delle armi, e rifiutiamo una continua corsa agli armamenti. 
Rifiutiamo che il denaro pubblico - scarso per la scuola, la salute, la previdenza -  venga sprecato in armi e imprese militari.
Vogliamo che le relazioni tra le persone e i popoli siano improntate a democrazia e cooperazione pacifica, per costruire un mondo più sicuro e giusto.




Donne in nero di Padova – 7 novembre 2012

01 novembre 2012


“Non lascerò la musica per combattere i miei fratelli arabi”



121029omarOmar Saad, un giovane musicista di al-Mughar – un villaggio in Galilea – ha ricevuto una lettera di arruolamento nell’esercito israeliano. Sì, perché a differenza degli altri palestinesi, i drusi hanno l’obbligo di prestare il servizio militare (dopo che, nel 1956, la legge sulla coscrizione obbligatoria è stata resa applicabile anche a questa categoria di persone). Recenti ricerche hanno dimostrato che circa i due terzi della popolazione drusa in Israele preferirebbe non prendere le armi, se ne avesse la possibilità. Omar è uno di loro; nella lettera seguente, inviata al ministro della Difesa israeliano Ehud Barak, spiega le proprie motivazioni

Gentile Ministro della Difesa di Israele,

Io sono Omar Zahr Al-deen Saad, dal villaggio di al-Maghar, Galilea.
Ho ricevuto l’ordine di presentarmi il prossimo 31 ottobre all’ufficio arruolamento dell’esercito, a norma dell’obbligo di coscrizione per la comunità drusa; a proposito di ciò vorrei chiarire alcune cose:

Rifiuto di presentarmi all’ufficio arruolamento perché non accetto la legge che prevede l’arruolamento obbligatorio per la comunità drusa;
Lo rifiuto perché sono un pacifista e odio ogni tipo di violenza e perché credo che questo esercito sia basato sulla violenza fisica e psicologica. Da quando ho ricevuto l’ordine di iniziare le procedure per l’arruolamento la mia vita è cambiata completamente. Sono diventato molto nervoso e con una grande confusione in testa. Mi sono figurato in mente molte situazioni dure e non riesco a immaginarmi con l’uniforme addosso che contribuisco alla repressione che Israele compie verso il popolo palestinese e non combatterò i miei fratelli arabi e le mie sorelle arabe;
Rifiuto di diventare un soldato israeliano o di andarmi ad arruolare, anche in qualsiasi altro esercito, per ragioni morali e nazionaliste;
Odio l’ingiustizia, la disuguaglianza, l’occupazione e odio il razzismo e le restrizioni sulla libertà;
Odio chi arresta bambini, uomini e donne.

Sono un suonatore di viola, ho suonato in molti posti e ho amici musicisti da Ramallah, Gerico, Gerusalemme, Hebron, Nablus, Jenin, Shafa’amr, Elaboun, Roma, Atene, Amman, Beirut, Damasco, Oslo ed tutti noi suoniamo i nostri strumenti per la libertà, umanità e pace. La nostra arma è la musica.

Faccio parte di un gruppo religioso che è stato, e continua a esserlo tutt’ora, oppresso. Quindi… come posso combattere contro la mia famiglia, i miei fratelli e le mie sorelle in Palestina, Siria, Giordania e Libano? Come posso imbracciare un’arma contro i miei fratelli e le mie sorelle in Palestina? Come posso lavorare come soldato al check-point di Qalandiya o in qualsiasi altro posto di blocco? Io sono una di quelle persone che ha subito l’ingiustizia nei check-point e nei posti di blocco. Come posso impedire a un mio fratello di Ramallah di visitare la sua casa a Gerusalemme? Come posso fare la guardia al muro dell’apartheid? Come posso fare da carceriere contro il mio popolo? E so che i detenuti (palestinesi, ndt) nelle carceri israeliane sono combattenti della libertà.

Suono per divertimento, per la libertà e per quella pace giusta che si basa sul fermare gli insediamenti e l’occupazione israeliana della Palestina. Quella pace giusta che si basa sull’istituzione di uno stato palestinese indipendente che abbia Gerusalemme come capitale, sulla scarcerazione dei detenuti e sul il ritorno in patria di tutti i rifugiati.

Molti dei nostri giovani hanno prestato servizio nell’esercito israeliano, ma cosa hanno ottenuto? Sono forse speciali? I nostri villaggi sono quelli più poveri, le nostre terre sono state espropriate e lo sono rimaste tutt’ora; non ci sono mappe strutturate né aree industriali. Il numero di laureati nei nostri villaggi è il più basso della regione e il tasso di disoccupazione tra i più alti.

Per quest’anno ho intenzione di continuare il liceo con la prospettiva di poter andare all’università. Sono certo che lei farà di tutto per fermare la mia umana ambizione, ma l’ho dichiarato a voce alta: “Sono Omar Zahr Al-deen Mohammad Saad, non sarò la benzina che incendierà la sua guerra e non sarò un soldato del vostro esercito”.

Firmato: Omar Saad












21 ottobre 2012

SE OGNUNA/O DI NOI FACESSE LA SUA PARTE...


Mentre tutti gli animali fuggivano, un colibrì 

volava in senso contrario con una goccia d’acqua 

nel becco..

“Cosa credi di fare?” Gli chiese il leone.

“Vado a spegnere l’incendio!” Rispose il piccolo 


volatile.


“Con una goccia d’acqua?” Disse il leone con un 





sogghigno di irrisione.

Ed il colibrì, proseguendo il volo, rispose.. “Io 





faccio la mia parte!!

15 ottobre 2012

PALESTINA: NON DIMENTICARE CHI RESISTE



UNA FINESTRA SULLA PALESTINA

voci, sapori, geografie e storie da un paese dimenticato
per aprire una finestra sulla cultura e la storia palestinese
per ridare voce e visibilità ad un popolo che continua a resistere

Ragazzi di Gaza si allenano nel "parkour", uno sport che consiste nel cercare in tutti i modi possibili
di superare gli ostacoli per andare da un luogo A a un luogo B. Sullo sfondo edifici bombardati dall’esercito israeliano (foto di Giorgio Palmera)


Venerdì 19.10.2012, ore 19.00
sala Polis Nova, via Due Palazzi (Altichiero)
“PALESTINA PER PRINCIPIANTI. Educazione sentimentale di un bassista rockabilly” - documentario di Francesco Merini, 2012
® A seguire CENA MEDIORIENTALE a cura di ACS e corti e buoni  (costo 15 euro; prenotazioni a info@acs-italia.it; attenzione: posti limitati!)
Saranno presenti ISMAIL SOBOH di Nablus, EMAD ASFOUR di Gaza e MADIHA SHESHTAWI di Gerico

Mercoledì 31.10.2012, ore 20.45
sala Fronte del Porto, 
via Santa Maria Assunta, Padova
“JAFFA. LA MECCANICA DELL’ARANCIA” - documentario di EYAL SIVAN, 2009

Mercoledì 7.11.2012, ore 20.45
sala Fronte del Porto, 
via Santa Maria Assunta, Padova
“HEART OF JENIN” – documentario di Lior Geller e Marcus Vetter, 2008

Mercoledì 14.11.2012, ore 20.45
sala Fronte del Porto, 
via Santa Maria Assunta, Padova
“TOMORROW'S LAND” – documentario di Andrea Paco Mariani e Nicola Zambelli, 2011
Presenterà il documentario il regista Andrea Paco Mariani.

quattro serate organizzate da: Comunità Palestinese del Veneto, ACS, Agronomi e Forestali Senza Frontiere, Al Quds,ARCI Padova, Associazione per la Pace, Associazione IncontrArci, corti e buoni, Donne in Nero, Perilmondo onlus    


LE SERATE DEL 31.10, 7.11, 14.11 SONO REALIZZATE
Con il patrocinio del C.d.Q 4 Sud Est - Commissione Cultura



10 ottobre 2012

NO ALLE PRODUZIONI BELLICHE E AI MERCANTI DI MORTE

NO ALLA GUERRA
NO ALLE PRODUZIONI BELLICHE ED AI MERCANTI DI MORTE
NESSUN M346 NÉ ALTRA ARMA DEVE ESSERE DATA AD ISRAELE
L’Italia deve recedere dall’accordo di cooperazione con Israele.
Siano riconosciuti i diritti del popolo palestinese.
Siano garantite Pace e Giustizia per tutti i popoli di quella regione.
Un nuovo apartheid merita una nuova mobilitazione.

MANIFESTAZIONE NAZIONALE

Sabato 13 Ottobre 2012

presso l’AleniaAermacchi di Venegono-Varese

ritrovo ore 14 in Piazza mercato Via C.Menotti a Venegono Inferiore

Sostenitori della Palestina, pacifisti, antinucleari, tutori dei beni comuni, ambientalisti, oppositori di “grandi opere”e servitù militari, antifascisti, associazioni umanitarie, culturali e sociali, collettivi, reti, lavoratori e rappresentanze sindacali, disoccupati, precari, studenti, tutti uniti in quanto vittime, o dalla parte delle vittime. Troviamoci allora in tanti, arricchiti delle nostre differenze, non violenti, a Venegono davanti ad AleniaAermacchi, così come abbiamo fatto in passato davanti alle basi militari di Comiso, Camp Darby, Vicenza, Solbiate Olona e alle aziende belliche di tutta Italia, così numerose in provincia di Varese.

Per info e adesioni (di associazioni, gruppi e singole persone) invia una mail a: nessunm346xisraele@gmail.com

04 ottobre 2012

Undici anni di guerra


Donne in Nero
movimento internazionale di donne per la pace


AFGHANISTAN
8 OTTOBRE 2001 – 8 OTTOBRE 2012
UNDICI ANNI DI GUERRA

Cessazione immediata della partecipazione italiana alla guerra in Afghanistan
pace, disarmo e smilitarizzazione
rispetto della vita, della dignita' e dei diritti umani

L’Italia non avrebbe mai dovuto prendere parte alla guerra in Afhanistan perché lo proibisce l’art. 11 della Costituzione


Con la crisi subiamo il taglio spaventoso della spesa pubblica sociale, ma non di quella militare.

In Italia si spendono per le armi e la guerra:
76 milioni di euro ogni giorno,
3 milioni di euro ogni ora,
50.000 Euro al minuto

Solo per la missione militare in Afghanistan il costo complessivo per il 2012 è di 747 milioni di euro, più euro 23.938,928 al mese per le spese del personale, euro 27.388,466 al mese per le spese di funzionamento (viveri, supporto logistico, ecc) con 4000 soldati e 844 mezzi militari nel teatro di guerra.



DOPO 11 ANNI DI GUERRA

DENUNCIAMO IL FALLIMENTO DI TUTTI GLI OBIETTIVI INIZIALMENTE DICHIARATI: LOTTA AL TERRORISMO, PORTARE DEMOCRAZIA E SICUREZZA,
LIBERARE LE DONNE AFGHANE.

IN REALTA’….

Sono stati uccisi oltre 40.000 civili,i talebani hanno ripreso il controllo dei due terzi del paese,Karzai è stato rieletto con i brogli, il conflitto si è esteso al Pakistan, i signori della guerra e dell’oppio comandano, la povertà colpisce ormai l’80% della popolazione,l’aumento della produzione di oppio è arrivato ormai al 93% di tutto quello prodotto nel mondo, dilaga la corruzione,
La vita delle donne è peggiorata al punto che i suicidi sono aumentati a livelli senza precedenti (donne fra i 18 e i 35 anni si danno fuoco per sottrarsi alla violenza insopportabile del loro destino). Il governo Karzai ha reintrodotto il “Ministero per i Vizi e le Virtù” e ha firmato una legge secondo la quale le donne sciite non possono rifiutare il rapporto sessuale con il marito, non possono andare a scuola, dal medico, al lavoro senza accompagnamento maschile.

Noi Donne in Nero in questi anni abbiamo intrecciato relazioni con Associazioni di donne afghane(RAWA, HAWCA, OPAWC) che sono state una fonte preziosa di testimonianze e ci hanno fatto conoscere la coraggiosa capacità di resistenza non armata delle donne e della popolazione afghana.
Queste donne e le variegate voci della società civile costituiscono la resistenza democratica e nonviolenta del popolo afghano e chiedono il nostro sostegno per ottenere la fine dell’occupazione militare.


Raccogliamo la voce delle donne e della società civile afghana
Chiediamo di

  • METTERE FINE ALLA GUERRA IN AFGHANISTAN
  • RITIRARE LE TRUPE ITALIANE E TUTTE LE TRUPPE
  • TAGLIARE LA SPESA MILITARE
  • NON LASCIARE CHE L’AFGHANISTAN DIVENTI L’ENNESIMA GRANDE BASE MILITARE NATO
  • SOSTENERE LE FORZE DELLA SOCIETA’ CIVILE AFGHANA A PARTIRE DALLE DONNE
  • FAVORIRE LA RICOSTRUZIONE DEL PAESE FUORI DALLE LOGICHE MILITARI



ottobre 2012